Borghi magazine ~ Alla scoperta dei tesori e delle eccellenze italiane

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Cosa vedere

Centopietre

  • Piazza Marco Pedone, Patù (LE)

Simbolo di Patù è il monumento delle Centopietre. Il popolo credeva essere stato costruito dai giganti, date le notevoli dimensioni dei circa 100 blocchi che lo compongono. Leggenda narra che nel corso del IX secolo giunsero truppe francesi del Carolingio “Re Carlo” in soccorso di Vereto, attaccata dai Saraceni che miravano ad espandersi dal Capo di Leuca all’interno della penisola salentina. L’armata giunse via mare a Gallipoli e intercettò i nemici tra Leuca e Vereto nella zona chiamata “Campo Re”. Alla vigilia dello scontro le truppe francesi il cavaliere “Germiniano o Giminiano” come ambasciatore per trattare la pace con il risultato che questi fu imprigionato e trucidato, scatenando la dura reazione dei cristiani. Lo scontro avvenne il 24 giugno del 877 e fu terribile. I Cristiani vinsero, recuperarono il corpo dell’ambasciatore e lo seppellirono in un onorato sepolcro costruito con 100 pietre tufacee e combaciate senza malta di cemento. La leggenda riporta anche che in un secondo momento le spoglie di Giminiano furono traslate in Francia, patria dell’eroe. Centopietre si presenta come una bassa e primitiva capanna rettangolare edificata con 100 grossi conci (presumibilmente provenienti dalla vicina e ormai distrutta Vereto). Il tetto ha due spioventi, ed è costituito da 26 lastroni di pietra disposti a spina di pesce. La forma di tale costruzione specialmente nella sua copertura litica a tettoia a 2 spioventi, ricorda quella di alcuni dolmen della Bretagna come pure quella di alcuni altri primitivi monumenti che ancora oggi esistono in terra d’Otranto. La costruzione è orientata nel senso della lunghezza da nord a sud. Esternamente misura m.7,25 di lunghezza e m.6 circa di larghezza e m.2,50 circa di altezza dal suolo fino al comignolo della tettoia litica. Oggi si accede all’interno attraverso due ingressi, uno sulla parete est e l’altro lungo la parete meridionale, sul lato Nord si nota un finestrino. Originariamente era un edificio chiuso, inaccessibile. Nel XIII e XIV sec. lungo la parete sud del monumento, inizialmente sigillato, fu aperto a forza un ingresso. La parte interna è suddivisa longitudinalmente in due navate da un architrave litico formato da 3 blocchi lapidei allineati che danno appoggio ai conci che coprono l’edificio e sono sostenuti, a loro volta, da due muri più corti e tre pilastri e due colonne. Due dei tre blocchi che formano l’architrave, presentano una decorazione con triglifi e metope che avvalorano la tesi che per l’edificazione del monumento sia stato utilizzato materiale proveniente dalla distrutta Vereto. Nel 1950, l’architetto Prandi dopo un approfondito studio sostiene l’ipotesi che il monumento sia stato costruito tra il IX e il X secolo d.C. come tomba inaccessibile. Fu progettato da un architetto bizantino, come risulta dalle misure esterne del monumento che hanno come modulo il piede bizantino, utilizzando conci presenti nelle vicinanze, presumibilmente della distrutta Vereto con misure multiple del piede romano.






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