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Toscana: il borgo di Giglio Castello tra la vista straordinaria sull’arcipelago, un bicchiere di Ansonaco e il coniglio alla cacciatora

Toscana: il borgo di Giglio Castello tra la vista straordinaria sull’arcipelago, un bicchiere di Ansonaco e il coniglio alla cacciatora
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E’ una vista straordinaria sull’arcipelago toscano e sull’Argentario quella che si gode dal borgo di Giglio Castello.

Una vista che tra sole e natura si perde all’orizzonte, dove il mare di Toscana si unisce al cielo. E’ sulle alture dell’isola del Giglio che il borgo medievale si erge quasi a vedetta dei suoi confini, troneggiando sui tesori naturali di questo fazzoletto di terra ad una manciata di chilometri da Porto Santo Stefano, tra lecci e corbezzoli, piante di lentisco e cisto, erica e mirto, elementi importanti della vegetazione spontanea dell’isola.

Dall’atmosfera rimasta praticamente intatta nel tempo, Giglio Castello è tra le mete più pittoresche delle nostre isole, cinta dalle imponenti mura d’impianto mediceo, intervallate da tre torrioni a pianta circolare e dalle tre porte d’ingresso al borgo eretto dai Pisani nel XII secolo, ripetutamente ampliato e restaurato dai Granduchi di Toscana.

E’ l’autobus a portarci al borgo arroccato a quattrocento metri sul livello del mare. Si vedono la Corsica, Montecristo, l’Elba, l’Argentario e Giannutri.

Dominate dall’imponente rocca aldobrandesca, le strette strade del borgo sormontate da archi s’intrecciano tra scale e scalette.

Nel cuore dell’abitato sorge la chiesa di San Pietro Apostolo dall’aspetto settecentesco, che custodisce quello che viene definito il “tesoro”, proveniente dalla cappella privata di papa Innocenzo XIII, da quest’ultimo donato al suo cappellano personale, il gigliese Olimpio Milani che nel 1725 lo donò alla chiesa di San Pietro.

Tesoro che comprende un crocifisso d’avorio attribuito al Giambologna, dei reliquiari settecenteschi, oltre al braccio reliquiario di San Mamiliano.

Lasciata la chiesa ecco l’arco di granito ed il pozzo che segnalano la presenza della cisterna interrata fatta realizzare dai Medici come ricompensa agli isolani capaci di respingere l’incursione saracena del 1799.

Giglio Castello va esplorato senza porsi una meta. La sua visita deve essere una lenta scoperta dei suoi dettagli e del suo fascino.

Ai pittoreschi scorci ed ai panorami sul mare s’alternano le piccole botteghe e i negozi oltre ai ristoranti dove assaporare le specialità locali.

Tra i piatti tipici del borgo c’è sicuramente il coniglio selvatico alla cacciatora, preparato con il pomodoro, le spezie cresciute nella macchia mediterranea ed il peperoncino. Al tipico coniglio locale si uniscono poi i tanti piatti di pesce e crostacei pescati nelle acque dell’arcipelago toscano, aromatizzati con i profumi di macchia, da accompagnare con un buon vino locale.

Prodotto tipico del borgo è il robusto vino bianco, fermo e secco, Ansonaco.

Coltivato fin dai tempi antichi in minuscoli terrazzamenti a picco sul mare, viene prodotto unendo l’autoctona uva Ansonica con un pò di Biancone, Malvasia, Procanico e Moscatello.

Imperdibile una sosta in una delle cantine di Giglio Castello per un assaggiare l’Ansonaco e magari acquistarne qualche bottiglia.

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