Borghi magazine ~ Alla scoperta dei tesori e delle eccellenze italiane

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Speciale Monti Dauni

Speciale Monti Dauni

L'altra Puglia

Un territorio poco conosciuto ma molto certificato: tra Borghi più Belli d’Italia, Bandiere Arancioni e Città Slow, la Daunia fa il pieno di riconoscimenti, segno che tra natura e cultura passa quella linea sottile di bellezza che assomiglia a un inatteso stupore. È soprattutto vagando senza meta tra boschi da favola, nascondigli di briganti, cammini millenari, torri normanne, borghi di pietra, che si materializza, diffuso nell’aria, tra un passaggio di nubi in lontananza, lo spirito del tempo: che invita a smarrirsi nelle pieghe collinari e montane della provincia di Foggia.

Le case in pietra e i portali ornati da stemmi gentilizi costituiscono il Parco Urbano delle Opere in Pietra di Sant’Agata di Puglia, nato per tutelare il centro storico.

Sembra di stare in Toscana o in Umbria, invece siamo in Puglia, nell’altra Puglia. Non quella ormai conosciuta in tutto il mondo che va dal Gargano al Salento.
Siamo in provincia di Foggia, sui Monti Dauni, una delle più suggestive e caratteristiche aree geografiche del Mezzogiorno, coronata da borghi che sono autentici scrigni di storia, d’arte e tradizioni.
Più di un terzo del polmone verde pugliese è sulle alture dell’Appennino Dauno. I fiumi, i laghi, le riserve faunistiche dei Monti Dauni rappresentano un ambiente preziosissimo, un vero e proprio giacimento di biodiversità da salvaguardare e da promuovere.
Una terra ricca di risorse e di primati: sull’Appennino Dauno si trovano la vetta più alta della Puglia, il Monte Cornacchia (m. 1151), e i paesi con la massima altitudine, Faeto (m. 840 s.l.m.) e Monteleone di Puglia (m.850 s.l.m.). Ed è in questo ampio fazzoletto di terra, pari al 10 per cento dell’intera superficie regionale, che vivono le specie animali e vegetali più selvatiche e preziose: il lupo, il cinghiale, la volpe, il falco; tutti esemplari che popolano le aree boschive ricche di sorgenti, funghi, tartufi, erbe spontanee e officinali. 
Un immenso patrimonio ambientale che convive con la più imponente concentrazione di impianti per la produzione dell’energia eolica. Un territorio che grazie agli interventi del GAL Meridaunia è riuscito a commutare la debolezza in forza: la grandezza dei Monti Dauni sta nell’aver convertito l’isolamento in una fonte di beneficio economico e sociale.

Alberto, il santo normanno patrono di Pietramontecorvino, è celebrato il 16 maggio con una lunga processione che conduce fino ai ruderi della vecchia cattedrale. I fedeli seguono i palii, lunghi fusti di alberi ricoperti di fazzoletti colorati.


Lucera con oltre 30 mila abitanti è il centro più popoloso, punto di riferimento commerciale e politico-istituzionale di tutto il vasto comprensorio che comprende 30 comuni, tra i quali quattro “borghi più belli d’Italia” – Alberona, Bovino, Pietramontecorvino, Roseto Valfortore – e altre località di grande interesse artistico-culturale (Ascoli Satriano, Deliceto, Orsara di Puglia, Rocchetta Sant’Antonio, Sant’Agata di Puglia, Troia) e ambientale (Accadia, Castelluccio Valmaggiore, Celle San Vito e tutti gli altri che scoprirete visitandoli).
I Monti Dauni si stanno imponendo come un’area emblema di una Puglia tutta da scoprire. Gli attraenti paesaggi e il fascino dei luoghi ricchi di storia incantano e stupiscono quanti li scelgono come meta turistica. Tanti itinerari tra boschi, pascoli, sorgenti d’acqua e dolci colline, da percorrere a piedi, in bici o a cavallo. Ma l’Appennino Dauno non offre solo bellezze naturali. I centri abitati regalano all’occhio del visitatore altre mete di sicuro interesse: antichi borghi, edifici storici e monumenti religiosi. Una grande storia alle spalle, testimoniata da cattedrali romaniche, chiese di campagna, castelli, musei. Per gli amanti dell’archeologia, ci sono reperti imperdibili, come i grifoni del trapezophoros, parte del corredo funerario di una tomba macedone restituiti dal Getty Museum al museo di Ascoli Satriano nel 2010; gli scavi di Faragola, sempre nei pressi di Ascoli Satriano; o ancora l’anfiteatro romano e la Venere del museo Fiorelli a Lucera. Anche il mito trapela dalle selve della Daunia: Pan il dio dei boschi, il dio che danza suonando un flauto di canna – ha lasciato il suo nome al borgo di Panni, fondato tra il VII e V secolo a.C., dove, guarda un po’, si suona una zampogna che ricorda proprio il flauto del dio pagano.

Lo splendido rosone della cattedrale di Troia

I borghi dauni attirano oggi registi da varie parti del mondo colpiti dalla continuità tra tradizione e modernità, o da scenari che si prestano alle pulsioni dell’immaginario. Negli ultimi anni diversi film sono stati girati a Deliceto, Accadia e Bovino. In quest’ultimo centro ogni anno ad agosto si svolge un festival del cinema con la partecipazione di registi e attori internazionali. Ricordiamo, tra le varie location, i castelli di Deliceto e Bovino per Noi credevamo di Mario Martone (2010), Rocchetta Sant’Antonio per L’ultima fermata di Giambattista As-santi (2014), i campi di grano delle campagne di Candela per Io non ho paura di Gabriele Salvatores (2003) e Lucera per Le vie del Signore sono finite di Massimo Troisi (1987).
Altri percorsi sono quelli del gusto, pronti a deliziare il palato di chi va alla scoperta di saperi e sapori. Che il dio Pan si sia aggirato da queste parti, lo dimostra la dimensione bucolica che sta alla base della preparazione dei cibi. Tutto parte dalle erbe spontanee, le vere protagoniste della tavola, alla cui raccolta si
dedicano da sempre donne e uomini. I primi piatti, ad esempio, sono in genere paste con verdure selvatiche o con legumi, come le laganelle con fagioli.

Il monte Cornacchia

Sempre condito con erbe selvatiche è il piatto invernale dei Monti Dauni, il pancotto, nato dalla necessità di non sprecare il pane vecchio. Tra sagre e locande il gusto si raffina e impara ad apprezzare l’equilibrio tra semplicità e finezza che caratterizza le specialità locali: dai salumi di maiale nero ai formaggi, dalla pasta fresca all’olio e al vino fino ai prodotti da forno e ai dolci tradizionali. Questa zona della Puglia è ricca di produzioni agroalimentari di qualità, una vera e propria risorsa che permette di proporre ai sempre più numerosi turisti un’offerta enogastronomica di primo livello. Tra le eccellenze più rinomate, il lardo e il prosciutto di Faeto, la nogghje di Pietramontecorvino, il fagiolo dei Monti Dauni, la lenticchia di Faeto, il guanciale di Bovino e lo zafferano di Deliceto.

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Rocchetta Sant’Antonio: l’eleganza rinascimentale del castello D’Aquino. È possibile che l’ideatore sia stato il grande architetto Francesco Di Giorgio Martini.

Meritano una menzione anche l’olio extravergine d’oliva Dop Dauno e il vino nero di Troia che recentemente ha ricevuto il riconoscimento Doc.L’autenticità di questo territorio si ritrova anche nelle pratiche artigianali. Nei vari borghi i prodotti, dagli oggetti in legno ai manufatti di lana e in ferro battuto, rappresentano un elemento di forte attrazione per i visitatori. Le botteghe artigiane sono il vanto di molte comunità locali, anche se parte delle attività artigianali tradizionali è andata perduta nel tempo. Hanno mantenuto una discreta diffusione le lavorazioni del legno, della paglia e della lana.


L’itinerario: una costellazione di borghi nel firmamento dauno

Lasciandoci Foggia alle spalle, il nostro itinerario inizia da Troia, famosa per la sua cattedrale in stile romanico pugliese dell’XI secolo con un originalissimo rosone a 11 raggi e i meravigliosi interni. Merita una visita il museo del Tesoro dove spiccano 3 rarissimi Exultet, rotoli di pergamena relativi ai riti pasquali. In tutto il mondo ve ne sono solo 31. Per i buongustai c’è la passionata, un delizioso dolce a base di mandorla e ricotta. Pochi chilometri in direzione Irpinia ed eccoci ad Orsara di Puglia, Città Slow e meta preferita dei buongustai per il gran numero di ristorantini tipici e locande rurali. Tra questi spicca il ristorante di Peppe Zullo, il cuoco contadino, l’anfitrione dell’enogastronomia dei Monti Dauni. Orsara di Puglia è un grazioso borgo circondato da pascoli e boschi. Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio vi consigliamo di raggiungere il vicino Monte Preisi, alla scoperta delle orchidee spontanee che colorano i prati. E a fine passeggiata, sosta obbligata nella masseria Monte Preisi per assaporare i buonissimi salumi di maiale nero dei Monti Dauni. Orsara è nota anche per le tradizioni popolari come, il 1° novembre, i Fucacoste e Cocce Priatorje, un appuntamento che si perde nella notte dei tempi.

Oltrepassata la valle del Cervaro, si ritorna a salire fino a raggiungere gli 800 metri di Sant’Agata di Puglia, la loggia delle Puglie. Dalla centralissima piazza Municipio, l’occhio arriva a scrutare le vicine Basilicata e Campania. Un borgo molto suggestivo con la sua fitta rete di case e vicoli che si inerpicano su una collina, alla cui sommità sorge l’imponente castello imperiale che domina tutto il paese e il territorio circostante. A Sant’Agata meritano una visita la chiesa matrice di San Nicola, il museo parrocchiale e i diversi palazzi gentilizi. Tra gli appuntamenti da non perdere, ad agosto la rievocazione storica dedicata ad Agatone, abile condottiero tra storia e leggenda, le cui origini sono le stesse del paese, mentre il 1° novembre tradizioni e gusto si incontrano in occasione della sagra dei ciccecuotti, caratteristico dolce preparato con gli ingredienti della cucina contadina: un’antica tradizione legata al culto dei defunti. Sui Monti Dauni si trova anche il comune più piccolo della Puglia con appena 150 abitanti, Celle San Vito, l’unico insieme alla vicina Faeto dove si parla ancora il franco-provenzale. A Celle non perdete, se siete in zona il 18 agosto, la sagra dei cicatelli, la pasta fatta a mano più famosa di quest’angolo di Puglia, insieme con orecchiette, cavatelli e laganelle. Nel mosaico incredibile di sensazioni che questo territorio regala, ci sono naturalmente i nostri quattro “borghi più belli”.

Si parte da Bovino, il più popoloso dei quattro, il paese degli 800 portali, la Urbino del sud. Un borgo ricco di peculiarità: abitazioni in pietra con la tradizionale copertura a embrici, volte a botte in mattoncini, palazzi nobiliari con le caratteristiche corti, i famosi 800 portali in pietra, opera di maestri scalpellini locali. Il borgo di Bovino racchiude al suo interno sette chiese tra le quali spicca la concattedrale sulla cui facciata del 1231 il maestro Zano impresse il primitivo stile gotico che inaugurò la stagione del romanico in Puglia. Al suo interno fanno bella mostra alcune tele preziose come il Martirio di San Sebastiano, attribuito a Mattia Preti, allievo di Caravaggio. Nelle immediate vicinanze della cattedrale sorge il Cappellone di San Marco che presenta un portale monumentale con lunetta in bassorilievo raffigurante San Marco di Aecae. Una visita la merita anche il palazzo vescovile, che ospita la biblioteca e l’archivio diocesano con oltre 10mila volumi. Da vedere il castello ducale con annesso museo diocesano ricco di preziosi elementi di arte sacra, e il museo civico che conserva alcune preziosissime stele antropomorfe preistoriche. Nei dintorni di Bovino troviamo il santuario della Madonna di Valleverde, il sito archeologico di Casalene e un antico mulino ad acqua sul torrente Cervaro.

La cattedrale di Santa Maria Assunta

Da Bovino ci spostiamo a Pietramontecorvino attraversando valli e colline ricche di campi di grano. Pietra è un borgo affascinante situato a quasi 500 metri sul livello del mare. Il paese conserva all’interno della “Terravecchia” il suo bel nucleo medievale con il palazzo ducale e la torre normanna che dominano il profilo del borgo. Da vedere anche il museo archeologico parrocchiale e la chiesa madre di matrice romanica dedicata a Santa Maria Assunta. Il 16 maggio a Pietramontecorvino si festeggia il patrono Sant’Alberto. Il santo normanno viene ricordato con una lunga processione che si spinge in aperta campagna fino a raggiungere i ruderi dell’antica cattedrale di Montecorvino. Una processione caratterizzata dalla presenza dei palii, lunghi fusti di alberi coperti da fazzoletti colorati trasportati da una squadra composta da almeno sette persone. Pietramontecorvino è anche sede dell’unico ristorante didattico della Puglia che offre la possibilità di scoprire i segreti della gastronomia dei Monti Dauni.
Pochi chilometri più a sud ed eccoci giunti ad Alberona, il paese dell’acqua, ricco di sorgenti e torrenti come il canale dei Tigli con le sue cascatelle. Borgo medievale circondato da rigogliosi boschi, Alberona presenta architetture monumentali incastonate tra viuzze nascoste, per poi liberare paesaggi mozzafiato. Merita una visita l’Antiquarium comunale, un museo che espone il patrimonio archeologico relativo all’antico popolo dei Dauni. Il borgo custodisce un passato mistico intrecciato con la storia dei Templari e dei Cavalieri di Malta.

La festa della spiga a Panni, il borgo che ricorda nel nome il dio greco Pan

Il nostro itinerario si conclude a Roseto Valfortore, detto “il borgo di pietra”. Adagiato su uno scosceso pendio della valle del Fortore, il borgo si conserva come un piccolo scrigno in cui è racchiusa l’arte locale degli scalpellini. Le viuzze si lasciano percorrere passo dopo passo in tranquillità tra i profumi e gli scorci di verde del vicino bosco Vetruscelli. Non potrebbe essere altrimenti per un paese che prende il nome dalla rosa canina, una pianta che tutti coltivano davanti alle proprie abitazioni. Adiacente alla piazza vecchia sorge maestosa la chiesa madre costruita nel 1507 dal feudatario Bartolomeo III di Capua. Da ammirare la balaustra scolpita in pietra da artisti rosetani. Chi va a Roseto non può trascurare l’immenso patrimonio naturalistico che ossigena il paese. Il suo territorio è ricco di sorgenti d’acqua e zampillanti fontane e soprattutto di mulini ad acqua.

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