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Val di Chienti, 8 tappe per scoprire le meraviglie delle Marche

Val di Chienti, 8 tappe per scoprire le meraviglie delle Marche
Scopri Offida

Una volta si diceva: nelle Marche trovi solo grandi marche (di scarpe).
Così il sabato si raggiungeva la provincia maceratese, per accaparrarsi l'ultima grande firma a prezzo di outlet. Magari avanzava tempo per una passeggiata sulla spiaggia di Civitanova o per un giro in un mercato rionale. Certamente bastava per raccontare di una bella giornata. I clienti provenienti da ovest trovavano una comoda strada pianeggiante che soddisfaceva, fino agli Appennini, il bisogno di velocità. Di essa si ricordava a malapena il nome: Valdichienti. Eppure intorno a quell’eterna incompiuta, lontano dalle zone industriali che scorrevano sotto gli occhi, si apre un ventaglio di rara bellezza.
Una volta si diceva: cerchi un fiume e trovi una civiltà.
Nell’epoca di internet cerchi un fiume e trovi quella superstrada. Nei prossimi mesi saranno finiti i lavori sulla SS77 Foligno – Civitanova Marche, così che, attraverso il valico di Colfiorito, Tirreno e Adriatico saranno più vicini. Questa strada consente di attraversare, in un’ora, uno dei paesaggi più belli d’Italia. Monti e mare, fiumi e laghi, colline e pianure: il Chienti non si fa mancare nulla lungo i 91 km del suo percorso. Uscendo dalle quattro corsie per avventurarsi nella sua scoperta, gli occhi e il cuore gioiscono, anche se le strade sono meno belle e i luoghi talvolta nascosti. Noi percorriamo il fiume da est a ovest, dalla sorgente montana di Colfiorito fino alla sua foce civitanovese. Ci allarghiamo tra percorsi collinari e costieri, raggiungendo il parco del Conero e la marca fermano-picena. Dall’Abbazia di Macereto sui Sibillini, fino alle Sante Marie di Portonovo e di Offida; dalle rocce rosse del Monte Fiegni, alle rive azzurre dei laghi chientini; dai balconi dei Borghi più belli d’Italia, ai “colli dell’infinito”. Benvenuti in Valdichienti, dove le grandi Marche ci sono tutte.

Val di Chienti, Marche


I tappa - La palude tra gli altipiani

Colfiorito (Foligno). “Le ninfee le trova in autunno, ma è bello anche così”. Come dare torto all’escursionista: la tondeggiante palude, di circa 100 ettari, è il cuore del parco di Colfiorito. Gli uccelli si scorgono ovunque, mentre ci si addentra attraverso pontili di legno. Definita la laguna di Forcatura, il percorso pedonale ne fiancheggia, per 800 metri, il lato nord-est fino all’inghiottitoio del Molinaccio. Le visibili opere di canalizzazione furono avviate nel XVI secolo. Ancora oggi, quando sale il livello, l’inghiottitoio assorbe le acque palustri, toccando i 20 litri al minuto. Fino a metà del secolo scorso, il salto dell’acqua veniva sfruttato per alimentare un mulino, di cui si scorgono i ruderi. Si prosegue sulla morbida salita per Forcatura. Sopra di noi il monte Orve, apice degli altipiani (996 m.), noto per un “castelliere” di insediamenti proto-umbri. Sotto di noi, l’armonico paesaggio a campi aperti, per l’originaria utilizzazione collettiva degli appezzamenti. Al primo tornante si scende la carrareccia a sinistra. Superata l’area picnic di fonte Fontaccia, si rientra nella palude. Dall’osservatorio per il birdwatching, seguiamo a destra il bordo acquitrinoso fino alla strada statale. Costeggiandola si torna al punto di partenza. L'anello, di quasi 5 km, richiede un’ora di agevole passeggiata con soli 40 m. di dislivello.
Percorso. Denominati “plestini”, dal sito umbro-romana di Plestia, i 7 altipiani carsici sono un’area protetta umbro-marchigiana, che tocca i comuni di Foligno, Nocera Umbra, Serravalle del Chienti. La SS77 parte da Foligno, separandosi dalla via Flaminia. Dopo 20 km, gli 831 m. di Colfiorito rappresentano il valico più facile dell’intera cordigliera degli Appennini. Il sentiero descritto lo si incontra svoltando a sinistra per Forcatura, 100 metri prima del paese. Proseguendo lungo gli altipiani, superiamo il confine regionale in frazione Taverna. Le policolture agricole si estendono per 2038 ettari fino a Serravalle del Chienti. Le produzioni di lenticchia e patata rossa hanno un fiorente mercato. Prima del paese nei pressi della Fonte della Mattinate, dietro ad una casa colonica, si scorge l’ingresso della Botte dei Varano. Come gli Inghiottitoi del Molinaccio o di Annifo, l' opera idraulica, realizzata nel XV secolo da Giulio Cesare Varano, signore di Camerino, aveva lo scopo di bonificare gli altipiani. A soli 300 metri è stata rinvenuta una precedente opera romana. Dal 2000 un terzo collettore sotterraneo ha sostituito i precedenti. L'uscita idrica a valle è considerata la sorgente storica del Chienti. E a Serravalle vedi scorrere il fiume.

Escursione alla palude di Colfiorito

II tappa - Il fascino inesauribile dei Sibillini

Da Norcia a Visso. Con i Sibillini è difficile scegliere. E anche smettere di raccontare. Simbolo del parco è il lago di Pilato, ai piedi del Vettore. La scalata dalla Forca di Presta, 5 km in 2 ore e mezza, nei pressi di Castelluccio, è quasi per tutti. Quando scendi al duplice stagno, ti senti schiacciato a terra da un’impressionante corona di creste rocciose. L'acqua muta colore con l'intensità del sole: da verde intenso a celeste e azzurro. Il mondo intorno non si vede più. E’ come osservare una bellezza preistorica, immutata da milioni di anni. L’esistenza di un misterioso crostaceo del Pilato, il chirocefalo del Marchesoni, conferma la sensazione. Voltiamo pagina sulla gola dell’Infernaccio. Chiuso tra i monti della Sibilla e della Priora, è un’altra escursione da sensazioni forti. Lo stretto canyon inizia 2 km dopo la frazione Rubbiano di Montefortino. Tra suggestivi scorci sul fiume Tenna e pareti alte centinaia di metri, si attraversa la stretta “piovigginante” delle Pisciarelle. Ci si mantiene sul fondovalle per un massimo di 2 ore e mezza, fino all’apertura visuale di Capotenna. Ma se ammirare un paesaggio significa scovare l’inaspettato, ecco una terza proposta: l’incredulità di trovare una perla del Rinascimento italiano sopra uno sconfinato altopiano, circondata da greggi di pecore. Fin dalla tarda primavera, la bellezza marchigiana assume queste forme. “Miracolo” di un mulo che vi si arrestò nel 1359, mentre trasportava un quadro della Madonna. Il Santuario di Macereto, realizzato nel 1529 su progetto del Bramante, è situato a 1000 metri d‘altezza in un corollario di pini. L’imponente struttura ottagonale, con le arcate protettive per i pellegrini e il Palazzo delle Guaite, segna l’omonimo altopiano. L’elevata integrità è legata alla persistenza storica di ampi pascoli arborati, in massima parte privi di recinzioni. La transumanza, tra giugno e ottobre, vede pascolare oltre 3000 capi. Consigliamo di passeggiare nell’altopiano e di visitare l’elegante Visso, perla dei Monti Sibillini e sede del Parco.
Percorso. “Nel parco non si può fare a meno del GAS”: battuta recente, ma già consumata dall’uso. Il riferimento è a una fonte energetica che fa bene all’anima, il Grande Anello dei Sibillini. In realtà sono due anelli: uno escursionistico di 120 metri che compie il periplo del Parco, l’altro da mountain bike. Proprio per la natura circolare del parco, i luoghi citati si raggiungono da diversi accessi umbro-marchigiani. Per Macereto si esce dalla SS77 nel comune di Muccia, percorrendo per oltre 20 km la SP 209. Dal santuario in 15 km si raggiunge il lago di Fiastra, con i suoi percorsi.

Lago Pilato

III tappa - Le Lame Rosse e le gole del Fiastrone

Fiastra. D’improvviso affiorano, dalla fitta macchia verde, picchi conici colorati di intenso. Le “Lame rosse” si stagliano, fino a 15-20 metri d’altezza, sopra un pendio di ghiaia bianca. D’accordo, la millenaria erosione del terreno, le piogge e il vento a modellare i pinnacoli: eppure sembra provenire dal nulla quello spiazzante abbinamento. Immaginate le cromie incontrollabili dei deserti, circondate dai boschi di lecci del Monte Fiegni. Occorre salire gli ultimi metri perché la visione si apra e il panorama si completi. Le tocchi per rassicurarti della consistenza. Ne percorri il perimetro, per definirne la dimensione e fotografare le migliori angolature. Ti siedi per godere di quel proscenio. Ricordano i camini delle fate in Cappadocia, ma hanno la singolarità di “creste taglienti” poste a schiera. Per qualcuno assomigliano alle gole del Dadès in Marocco, al canyon colorato in Egitto o ad altro ancora. I paragoni non reggono però sull’estensione: la “spiaggia” di ghiaia di 600 metri è comprensiva di quei soli 200 metri di spettacolo rosso. Intorno, più nulla. Ma ciò aumenta lo stupore. Osservando la profusione di forme aguzze, su cui sembrano sospese improbabili statuine, stanchezza e fantasia cominciano a farti intravedere tuareg e dromedari. A quel punto capisci che è ora di tornare indietro.
Percorso. Si accede alle Lame Rosse parcheggiando davanti alla diga di Fiastra. Il suo attraversamento apre alla vista sul lago e sul torrente Fiastrone. Dopo un tunnel in cemento, si incrocia una carrareccia, da prendere a destra, proseguendo nell’ombrosa lecceta della Val di Nicola. Calcolate un’ora e tre quarti di cammino montano, fino al “fosso della regina”, dove compaiono i pinnacoli. La domenica i “salve!” si sprecano, incrociando escursionisti di ogni età. Chi avesse ancora energia in corpo, può proseguire il percorso. Dalle Lame si procede a sinistra, immergendosi di nuovo nel bosco. In oltre un’ora di panoramiche visioni si sale e si scende, fino ai 600 metri dell’affascinante Grotta dei Frati. Antico romitorio dei Clareni, francescani perseguitati per l’intransigenza, l’ampia cavità custodisce un pittoresco altare di pietra. La meraviglia continua scendendo ai 500 metri del torrente Fiastrone. Un sentiero di massi costeggia il suo letto fino all’ingresso della gola, da cui grondano gocce e cascatelle. Lottando tra timore e attrazione, per il senso di pressione fisica emanato dalle alte pareti, si avanza ancora. Chi intende proseguire, fino a risalire al fosso della regina, deve essere disposto (o organizzato) a bagnarsi nel torrente. L’intero percorso richiede 6 ore. Se tornate indietro per i Frati, idem. Al vostro spirito di avventura la scelta.

Lame Rosse

IV tappa - I laghi artificiali del Chienti

Da Fiastra a Serrapetrona. Il promontorio della Ruffella offre un incomparabile panorama sul lago di Fiastra. La Regione ha realizzato uno spot con Neri Marcorè per pubblicizzarlo tra le eccellenze marchigiane. Bastano 10 minuti in auto da San Lorenzo al Lago per raggiungerlo. Immaginate un ardito trampolino d’erba, lungo 80 metri e sospeso per 200 su acque cristalline. La vista spazia a 180 gradi: a nord si sovrasta la possente diga che contiene l’invaso; a sud si è dominati dagli incombenti Sibillini. E intorno i puliti contorni di rocce e spiagge che ti risvegliano la voglia d’estate. Lasciata l’auto, percorriamo l’adiacente carrareccia in quota sopra il lago. Alla ripida riva sinistra si contrappone il pianeggiante lato destro, costeggiato da una pista ciclabile. L’accesso al lago altamente balneabile è più facile e invitante. Il periplo fino a San Lorenzo al Lago, con risalita al Belvedere la Ruffella, richiede circa 12 km e oltre 2 ore di passeggiata. Prendi il lago di Caccamo, dopo quello di Fiastra, lo stesso giorno di primavera. La distanza è di circa 20 km, ma l’impatto è diverso, fin dall’ingresso diretto dalla superstrada. Dopo il silenzio maestoso del primo, il secondo è coccolato da gente a passeggio. Lungo l’omonimo villaggio lacustre, si sciama tra i banchi del mercato domenicale. Bastano però pochi metri per apprezzare il panorama sui colli della Valcimarra, comune di Caldarola, che chiudono ad ovest il lago. Ricoperti di oliveti, cultivar “Coroncina”, producono un rinomato olio. Con la “vernaccia” Docg, spumante naturale rosso prodotto da un vitigno autoctono, il comune di Serrapetrona ospita due eccellenze delle Marche. Godetevi la passeggiata litoranea, contornati da boschi di roverella, fin oltre il paese di Pievefavera. I localini e le aree lacustri sanno di famiglie con l’hobby della pesca. Caccamo, Borgiano o Pievefavera come lo si chiami, offre una serenità diversa, eppure compiuta. Come scegliere tra un vino allegro ed uno da meditazione? Ogni occasione ha il suo relax.
Percorso. Negli anni ’50, lungo la vallata del Chienti furono creati 5 cinque laghi artificiali per la produzione di energia elettrica. Da allora il Maceratese sembra la regione finlandese dei “mille laghi”. Tranne il Fiastra, gli altri 4 si incontrano in fila, lungo la SS 77, in soli 22 km. Dopo 15 km da Serravalle del Chienti ecco l’uscita per il lago di Polverina nel comune di Camerino. Fiastra è 10 km a sud del paese. La scenografica Rocca dei Varano, duchi di Camerino e signori del Chienti, apre a Caccamo nei comuni di Serrapetrona e Caldarola. Infine Santa Maria e Le Grazie nel comune di Tolentino. Pur modificando l'assetto del bacino idrografico, almeno il paesaggio non sembra averci rimesso.

Lago di Caccamo

V tappa La piana fluviale delle abbazie 

Tolentino. L’abbadia di Fiastra è il luogo che non ti aspetti. Sai di una riserva naturale che gira intorno al complesso cistercense di Chiaravalle. Immagini così l’ambiente raccolto di un luogo spirituale e il sospiro lento di una zona rurale. Magari sarà così gli altri giorni della settimana. Non il sabato e la domenica, quando i bambini sono i signori della riserva. Merito della facilità di accesso e parcheggio, dell’amenità del parco e della struttura religiosa, dell’organizzata semplicità dei percorsi. In realtà molti pargoli, con sorridenti familiari accanto, si accontentano di giocare nel bel giardino all’inglese. Lo coronano l’ingresso della chiesa abbaziale, con splendido chiostro. Fondata nel 1142, l’abbazia fu un importante centro religioso con più di 200 monaci. Determinante nell'organizzazione del territorio, dipendevano da essa molte proprietà e fattorie. Mentre il sole fa risplendere i mattoncini rossi del complesso, ti accorgi all’improvviso che nel Maceratese non c’è più la pietra. Le montagne sono già lontane e per costruire si cuoce la terra. Proseguiamo lungo il sentiero principale fino al lago Le Vene e completiamo il percorso ad anello fino all’abbazia. Il bosco di 1800 ettari sembra uscito da una favola medioevale tra cerri, roveri, aceri e ornielli. La ritroviamo a questa modesta latitudine semplicemente perché, fin dal 1142, i cistercensi l’hanno salvato dal disboscamento, eleggendola a loro romitorio. Nel 1773 fu ceduta alla nobile famiglia Bandini e non più toccato.
Percorso. Camerino, Tolentino, Macerata: le uscite dalla SS 77 verso le maggiori città della Val di Chienti inframezzano i laghi artificiali. Alla bellezza di quei centri storici si aggiungono le zone industriali. E il rischio è di non vedere più altro. Prendete lo splendido castello della Rancia, originaria fattoria fortificata dai monaci. Sfiorato dalla strada, appare fuori contesto. Dopo l’abbazia di Fiastra, con San Claudio al Chienti, nel comune di Corridonia e Santa Maria a Piè del Chienti, in quello di Montecosaro, arriviamo quasi alla foce del fiume. Ed anche qui devi cercare i centri religiosi seguendo i cartelli turistici marroni, tra indicazioni di fabbriche e località. Poi quando le raggiungi capisci che ne è valsa la pena. San Claudio al Chienti ne è un significativo esempio. Sorta intorno al V secolo e rimaneggiata nel IX secolo in stile ravennate, è una delle maggiori testimonianze dell’architettura romanica nelle Marche. Le due torri rotonde, le due chiese sovrapposte, i tre cilindri absidali, sembrano portarti molto indietro nel tempo. Vi si accede per un infinito viale di cipressi che si apre nella campagna coltivata a grano.


abbazia Fiastra

VI tappa I balconi sull’infinito

Treia. “Ma da dove si entra?”, viene da chiedersi quando si gira intorno alle fortificazioni di Treia. Mentre vaghi incerto, ti sembra di osservare un luogo chiuso a chiave. Mura duecentesche, torri longobarde, palazzi rinascimentali chiudono ogni prospettiva. Poi trovi la porta, arrivi in piazza della Repubblica e quel guscio improvvisamente si schiude. Tutta la meravigliosa scenografia converge su quell’aerea balaustra in marmo. Il monumento a Papa Pio VI appare librato sopra il verde. Nel 2009 la Regione Marche scomodò Dustin Hoffman per fargli declamare L’Infinito, visto dai colli leopardiani. Le Marche sono una delle regioni più ondulate d'Italia: le colline comprendono il 69 per cento del territorio e ben l'82 per cento dei comuni si trova nella fascia collinare. Per molti, sono i colli più belli d’Italia. Di certo, i crinali panoramici che ondulano il paesaggio rappresentano uno dei quadri più riusciti del fascino italico.
Percorso. “Balcone delle Marche”: a Cingoli si chiama così la via panoramica, fuori dalle mura orientali. Dai 631 metri del borgo, si osserva fino al mare del Conero le spettacolari onde… delle colline. Consigliamo la passeggiata verso il vicino lago di Castriccioni: l’invaso presenta una forma piuttosto insolita, allungata su tre asimmetriche diramazioni. Un discutibile, ma funzionale, ponte di cemento armato lo taglia in due, conducendo alla località Moscosi. “Balcone dei Sibillini”: questa è la denominazione di San Ginesio. Chiuso da una poderosa cerchia di mura, il borgo offre un colpo d’occhio “da paura” sulle selvagge colline circostanti, sulle asperità appenniniche, sul Gran Sasso, sul Monte San Vicino. Il percorso dall’Abbadia di Fiastra verso San Ginesio consente di apprezzare una delle zone rurali più poetiche delle Marche, tra ulivi, campi di grano, vigne e girasoli. Dopo 14 km di saliscendi si toccano i 600 metri del borgo. La splendida pieve-collegiata è un riuscito mosaico di stili romanico e gotico. Il Parco delle Rimembranze, che costeggia le mura merlate, è un piccolo gioiello architettonico-paesaggistico. A nord e a sud della media valle del Chienti lo spettacolo si ripete, ogni volta che si raggiunge uno dei borghi più belli d’Italia, uscendo dalla SS 77. Aggiungete Sarnano, porta di accesso al Parco dei Sibillini, provate con Montecassiano, Montecosaro, Montelupone nella sinuosa valle del fiume Potenza. Protesi su quei “belvedere”, si comprende come la poesia leopardiana abbia avuto in questa terra la migliore delle ispirazioni.

Santa Maria

VII tappa Lo psico-paesaggio del Conero

Portonovo (Ancona). Ci sono luoghi presenti nel proprio immaginario, fin da prima che il ricordo li sostenga. L’inconscio sembra dettare una vita preesistente, perché l’infanzia lascia suggestioni e non memoria. Il Conero, per i non autoctoni, ha questi sentori. Se ti ci hanno portato da piccolo, sei finito. Non può appartenerti, se hai un’origine rurale. E ogni volta che vi torni, sbagli ancora strada. Però scopri che, da sempre, hai cercato quelle spiagge di scoglio, circondate da pareti a picco. Perché chi ha visto la bellezza, costantemente la ricerca. Se Sirolo e Numana sono luoghi di riconosciuta fama, Portonovo è il sito più romantico. Una strada panoramica vi porta alle spalle della macchia mediterranea che circonda la spiaggia. Si parcheggia nei pressi dell’Hotel Excelsior La Fonte. Costeggiando il Lago Grande, la veduta si apre sulla baia. Il sassoso arenile è protetto da alti dirupi calcarei, che si riflettono sulle creste verdi del mare. Il selvaggio versante è definito, alla nostra sinistra, dalla spiaggia di Mezzavalle e dallo Scoglio del Trave. Subito dietro si trova Ancona. Si percorre la spiaggia sulla destra. Superato il molo, la costa disegna un arco. Non tutto attrae: i servizi balneari sono intensi e le strutture moderne talvolta affastellate. Il luogo ha però particolarità uniche. Basti guardare il Fortino Napoleonico, che tracima fin quasi al mare. Costruito nel 1808 a difesa delle navi inglesi, oggi è un albergo di charme. La torre di guardia, che spunta come una colombaia, è un’altra fascinosa visione. Opera del 1776, proteggeva la costa dai pirati. Ma il vero gioiello è appena più avanti: Santa Maria di Portonovo, chiesa romanica dell’XI secolo. La facciata, di candida pietra levigata, richiama l’arte bizantina. Oltrepassatela, lungo la spiaggia. Ora giratevi e raggiungetela. A pochi metri sopra il mare, difesa dalla bassa vegetazione mediterranea, sembra la celebrazione spirituale della bellezza circostante.
Percorso. Lecci e pini, ginepri e ginestre, lavande o orchidee selvatiche, ma soprattutto corbezzoli ai bordi delle strade. Denominati kòmaros dagli antichi Greci, i piccoli arbusti di bacche rosse hanno dato il nome al monte. Da Trieste al Gargano, il Conero è l’unico promontorio sul Mare Adriatico. A 10 km da Ancona, è un’area protetta costiera di 5800 ettari. Dopo lo stretto di Messina, è il posto più importante in Italia per l’osservazione degli uccelli migratori. Per l’Adriatica, il Parco inizia 25 km a nord di Civitanova Marche. L’anello descritto richiede un’ora e un quarto di percorso. Attraverso la chiesa si sale al secondo lago, il Profondo e da qui al parcheggio. Nel prezioso entroterra, oltre alle celebri Loreto, Recanati, Osimo e Castelfidardo, cercate il borgo di Offagna, con la sua rocca del ‘400.

VIII tappa La marca fermano-picena

Offida. Occorre percorrere tutto l’abitato. Procedere ancora quando le case si diradano e il colle si stringe. A picco sulla valle, all’improvviso la vedi. In un quieto panorama di viti e querce, svetta la chiesa di Santa Maria della Rocca. L’ingresso è nell’abside, perché la facciata guarda alla valle e al cielo, sopra un dosso di roccia a strapiombo. Costruita nel 1330, l’abside in laterizio è percorso da lesene in travertino. Al centro si apre il portale, scolpito con animali fantastici. Dalla chiesa alla cripta colpiscono gli affreschi del Maestro di Offida, del Maestro Ugolino di Vanne, di Frà Marino Angeli. Erano tutti o quasi monaci dell’epoca fondativa. Dopo aver visto la bellezza intorno, l’avevano tradotta nelle forme più intense della religiosità mariana.
Percorso. La marca è molto più delle splendide Fermo ed Ascoli Piceno. Dalla foce del Chienti, tra Civitanova Marche e Porto Sant’Elpidio, si prende verso sud l’Adriatica fino a Pedaso. Dalla costa ci si interna per 11 km verso Moresco, un castello incantato che resiste al tempo. Una deviazione da Moresco raggiunge il borgo di Servigliano, con la sua settecentesca struttura quadrangolare. Parallelo è il percorso da Pedaso fino a Montefiore dell’Aso, un cuneo di monumenti sulle valli dell’Aso e del Menocchia. Con immutato incanto, la marca fermana ha ceduto il posto alla picena. Dal Belvedere De Carolis, salite fino alla collegiata in piazza della Repubblica, con la pala d’altare di Carlo Crivelli. Offida è situata 30 km più a sud. Prima di chiudere sulla bellezza costiera di Grottammare, visitate l’ameno centro storico di Offida. Lo circondano le ondulate dolcezze create dal Tesino e dal Tronto. Dall’altera rocca medioevale fino alla scenografica piazza del Popolo, Offida ha la stessa forza attrattiva dei bianchi locali. Chi non ha sentito parlare di Passerina e Pecorino? Quando pensi di aver visto tutto, scopri di non aver ancora visto niente, senza Santa Maria della Rocca.

Santa Maria della Rocca

Ai lettori un consiglio finale: quando la superstrada Valdichienti sarà pronta, non usatela solo per spiagge e scarpe.

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