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Il borgo di Greccio, che ogni anno ritorna al 1223

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Nell’anno 1223 Greccio, allora conosciuto come Grecciae, era un piccolo borgo arroccato su un bastione roccioso dominante la vasta pianura di Rieti. Fondato nella  prima metà del Secolo XI, presumibilmente sulle ceneri di una precedente colonia Greca, “curtis de Greze”, dalla quale probabilmente deriva anche il nome attuale, già nel 1016 si hanno notizie certe della sua esistenza da cronache del Regesto di Farfa, e altre citazioni del toponimo compaiono successivamente, con diverse varianti, fino al 1091, quando la denominazione di “Grecciae” sembra stabilizzarsi, e il paese conosce un discreto sviluppo, favorito dall’abbondanza di terreni coltivabili pianeggianti e buoni pascoli. Ma sarebbe comunque rimasto un paese come tanti altri, uno degli innumerevoli bei borghi antichi che costellano gli Appennini, se nel 1209 non avesse ispirato il giovane Francesco d’Assisi, giunto qui in cerca di pace e meditazione. Francesco rimane incantato dalla quiete e dalla bellezza di questa valle, e ne fa la sua seconda casa. Dimora a lungo in questi luoghi, e fonda quattro Santuari, a Greccio, Fonte Colombo, Poggio Bustone e La Foresta, circondando così la piana reatina con questi gioielli d’arte e di fede che le valgono l’appellativo di “Valle Santa”. Ma è proprio a Greccio che il Santo rimane più legato, ispirato  dalla bontà e cordialità della popolazione e dalla bellezza del luogo, e quì  decide di dare vita, aiutato da un nobile locale e da tutta la popolazione, alla prima rappresentazione della natività: “Voglio rappresentare il Bambino nato in Betlem, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si trovava per la mancanza di quanto occorreva ad un neonato, come fu adagiato su una greppia, e come giaceva sul fieno, fra il bue e l’asinello”. Così, assistito dal nobile Giovanni Velita e dai frati, Francesco allestisce il primo presepio, e il suo seguace e biografo, Tommaso da Celano, racconta come “la notte riluceva come pieno giorno, deliziosa per uomini e animali, le folle accorrevano allietate di nuovo gaudio davanti al rinnovato mistero, la selva risuonava di voci, e inni di giubilo faceano eco fra le rupi”.

Così quella lontana notte del 1223, consegna alla storia una delle tradizioni più amate del mondo, e assicura al piccolo borgo di Greccio un lustro che continua nei secoli, e che ancora adesso richiama migliaia di visitatori da tutto il mondo.

Oggi Greccio è un piccolo borgo, straordinariamente ben conservato, dove la tradizione del presepio fa parte della vita quotidiana, per tutta la popolazione, Francesco il Santo è “uno di noi”, e il suo spirito si respira nelle strade, nei vicoli e nelle case. Affreschi con gli episodi della sua vita decorano le mura delle antiche abitazioni, e un grande Museo conserva una ricca esposizione di presepi artistici, che annovera anche una straordinaria collezione di presepi provenienti da ogni angolo del pianeta, a conferma di un amore universale.  A Natale poi, tutto il paese si trasforma in un enorme presepio, le rappresentazioni della natività fioriscono ovunque, la piazza principale ospita un mercatino di arte presepiale affollatissimo, e nel piazzale sotto il Santuario va in scena la suggestiva rappresentazione del presepe vivente recitata dalla popolazione, abbigliata con vesti d’epoca.

Davvero magnifico il borgo antico, che conserva la caratteristica struttura a fuso delle sue origini medievali, e si affaccia sulla grande Piazza Roma, circondata da belle abitazioni sapientemente restaurate. Sulla parte più elevata del colle, domina il borgo ed il paesaggio circostante la bella Chiesa di S. Michele Arcangelo, arricchita da pregevoli pitture cinquecentesche e decorazioni in stucco attribuite a Gregorio Grimani, realizzate nel 1636 durante l’edificazione della Cappella. Notevoli anche la Fonte Battesimale, l’altare maggiore, un bellissimo calice in argento dorato e un Ostensorio del ‘600. Ma anche la Chiesa di S Maria del Giglio contiene belle decorazioni e preziosi stucchi, oltre a pitture a tempera datate al primo quattrocento. Lungo gli stretti vicoli e nelle piazze, da vedere il “Sentiero degli Artisti”, che percorre tutto il centro storico guidando il visitatore alla scoperta di 26 affreschi murali sulla vita di San Francesco, e subito fuori dal paese, il Museo Internazionale del Presepio, realizzato all’interno di una vecchia chiesa del 1400, che custodisce preziose rappresentazioni scenografiche.

Ma il gioiello del territorio comunale è senza dubbio il Santuario Francescano, sito a pochi minuti dal paese. La leggenda narra che Francesco, intenzionato a fondare a Greccio un monastero, affidò un tizzone ardente ad un bimbo del paese, chiedendogli di scagliarlo lontano, e che il tizzone, come una stella cometa, percorse i due chilometri che separano il paese dal Santuario, indicando così il luogo dove sarebbe sorto.

Il Santuario, che custodisce ancora intatta la grotta dove fu allestito il primo presepio, è uno dei beni storici più importanti per la cristianità e per la cultura in genere, legato com’è sia alla figura di San Francesco, che alla tradizione della rappresentazione della natività. E’ il più antico dei Santuari Francescani, e non trova simili non solo in Italia, ma in tutta Europa, per la sua importanza storico artistica oltre che culturale e religiosa. Edificato attorno alla grotta, custodisce ancora sia la cappella che costituì il primo nucleo del Santuario, sia la piccola chiesa di S. Bonaventura, costruita nel 1228, anno della canonizzazione del Santo, sia il dormitorio costruito attorno al 1260, che altri luoghi di culto e straordinario valore storico, come la Cantina di S. Francesco, il Pulpito di S. Bernardino da Siena, le celle dormitorio dei frati, ancora conservate allo stato originario, come tutte le parti più antiche. Oltre ai gioielli architettonici, il Santuario conserva inestimabili tesori d’arte, come il coro ligneo sormontato da un crocifisso anch’esso in legno del 1400, il singolare dormitorio di S. Bonaventura scolpito in legno nella stessa epoca, una Madonna con Bambino di Biagio d’Antonio, una tela sempre risalente al 1400 che riproduce il celebre ritratto del Santo, affreschi del 1300, 1500 e del 1600. Nell’ala più moderna, sono custoditi artistici e preziosissimi presepi, oltre a oggetti di tutti i giorni appartenuti al Santo.

Come dal borgo di Greccio, anche da qui si gode una straordinaria veduta sulla Valle Santa e sul Monte Terminillo.

Così, una volta visto il paese e il suo Santuario, vale la pena di concludere il tour con la visita degli altri tre Santuari Francescani, ognuno dei quali nasconde una sua particolarità, o dedicarsi alle altre attrattive di questa valle, che oltre alla natura ed al paesaggio annovera numerose aree archeologiche con insediamenti palafitticoli di epoca protostorica, monumenti di epoca romana, centri storici ben conservati, borghi, casali e ville rurali di grande pregio, produzioni tipiche come grano, farina, olio, vino, formaggi e altre specialità, tradizioni antiche ancora vive che si rinnovano nelle tante feste religiose e sagre popolari.

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