Borghi magazine ~ Alla scoperta dei tesori e delle eccellenze italiane

© 2018 - Tutti diritti riservati

Itinerario tra vigne e Borghi nelle terre del Prosecco Superiore

Itinerario tra vigne e Borghi nelle terre del Prosecco Superiore
Scopri Follina

VIAGGIO NELLE TERRE DEL PROSECCO SUPERIORE - vai alla mappa

Un’Alta Marca spumeggiante

I Prosecchi Docg sono due: quello dei Colli Asolani e quello di Conegliano Valdobbiadene. Quest’ultimo è il più famoso e gira il mondo. Ma non tutti sanno che dietro le bollicine c’è un territorio meraviglioso di morbide colline, dimore storiche, viti e ulivi che ricordano la Toscana, cibi di lunga tradizione contadina. Dunque non solo vino, perché l’Alta Marca Trevigiana ha saputo usare il vino per il suo rilancio economico e culturale. La sfida, ora, è incrementare la produzione biologica per uno sviluppo sempre più sostenibile di queste colline.

vigne nel Valpolicella vigne nel Valpolicella

I COLLI CHE DA ASOLO a Maser fanno da cornice alle ville venete, si interrompono là dove si eleva, isolato e abbandonato come una “enorme balena arenata” – la definizione è di Giovanni Comisso - il gruppo del Montello, teatro di guerra nel 1915-18 e grande fornitore di legname alla Repubblica di Venezia grazie ai suoi boschi di querce e castagni trasformati in alberi di nave. La Strada del vino del Montello e Colli Asolani disegna un paesaggio enologico più raccolto e meno noto rispetto a quello che si sviluppa a settentrione del Montello, sopra il Piave, tra i colli che da Valdobbiadene e Conegliano - la zona d’oro del Prosecco - arrivano fino a Vittorio Veneto. Anche Asolo ha il suo Prosecco Docg e il Montello ha vini che si sposano superbamente con i mazzi di funghi chiodini, le minestre, i risotti, le frittate alle erbe selvatiche, i morbidi formaggi (le “casatelle”) che rendono appetibile questa parte della Marca Trevigiana.

Una panoramica della piazza di Valdobbiadene

Noi però ora vogliamo portarvi lungo i 35 chilometri che separano Valdobbiadene da Conegliano, dove si concentra la produzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Un territorio unico al mondo, disegnato dai filari di vite che accarezzano i fianchi di morbide e anche ripide colline, punteggiato di borghi, macchie di bosco e ville venete. Un territorio che coincide con la Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene, istituita già nel lontano 1966, ed è candidato a Patrimonio dell’Umanità. La sua tutela è affidata al Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg che con le sue 3mila famiglie di viticoltori ha saputo sviluppare l’economia del vino integrandola perfettamente con il territorio. I 15 Comuni del Prosecco, compresi in un’area vasta di forma triangolare con ai vertici Vittorio Veneto, Conegliano e Valdob-biadene, sono, oltre a questi ultimi tre: Vidor, Farra di Soligo, Miane, Follina, Cison di Valmarino, Tarzo, San Pietro di Feletto, Refrontolo, Pieve di Soligo, Susegana, Colle Umberto, San Vendemiano. Anche qui, come in Valpolicella, ogni bottiglia viene dal suo vigneto: l’area del Conegliano Valdobbiadene Prosecco è suddivisa in 43 “rive” che indicano al-trettante espressioni territoriali. I Comuni con più rive sono Valdobbiadene (sei) e San Pietro di Feletto (cinque).

Santo Stefano di Valdobbiadene circondata dai vigneti del celebre Cartizze.

Punto di partenza del nostro itinerario è la nobile cittadina di Valdobbiadene che custodisce come un giardino incantato il suo fazzoletto di terra che dà origine al Cartizze, il re degli spumanti. Valdobbiadene è dunque l’altra Conegliano, il côté Cartizze, un cru frutto della perfetta combinazione tra un microclima dolce e la varietà di suoli molto antichi. Il Cartizze è un Prosecco che si produce con le uve che vengono solo dalle frazioni di San Pietro di Barbozza, Saccol e Santo Stefano di Valdobbiadene, e danno un vino pregiato più dello Champagne, con una gradazione alcolica non inferiore a 11 gradi. Le bollicine di anidride carbonica, originate dalla seconda fermentazione naturale di questo vino, sono le protagoniste da marzo a giugno della Primavera del Prosecco Superiore, la rassegna enologica giunta alla 21esima edizione, che impegna una ventina di Mostre del vino in un unico percorso tra le eccellenze dell’area di Conegliano e Valdobbiadene. Questa profusione di eventi sulla via del Prosecco – dalle Slow Bike alle Nordic Walking tra i vigneti o i boschi di castagno, dalle passeggiate enogastronomiche alle degustazioni - riguarda tutto il territorio, a cominciare da Valdobbiadene con le sue Mostre del Prosecco e del Cartizze nelle frazioni di Santo Stefano (seconda metà di marzo), Guia (tra marzo e aprile) e San Pietro di Barbozza (periodo pasquale e post-pasquale). Qui, nella cella vinaria affrescata della storica sede di Villa dei Cedri, si riuniscono ogni anno dal 1946 i 130 membri della Confraternita di Valdobbiadene per eleggere la “Bottiglia del Valdobbiadene”. Oltre a quella dei Cedri, il paese conta altre tre ville venete: Villa Barberina, Villa Moron De Gastaldis e, nella frazione San Vito, Villa Barbon Bellicelli. Incorniciato dai filari, il piccolo borgo di Guia nasconde il geniale gesto di Canova, che disegnò la chiesa di San Giacomo, edificata nel 1520 e ristrutturata negli anni Venti. Andare a spasso tra i vigneti e per cantine è la cosa più bella che si possa fare qui. Ma la bellezza ha anche altri richiami, come i dipinti conservati nella parrocchiale di Valdobbiadene, firmati Palma il Giovane, Paris Bordon e, nella canonica, Rosalba Carriera.

Il Molinetto della Croda a Refrontolo.

Farra di Soligo è un’altra tappa interessante, a partire dalla chiesetta di San Vigilio che, vista da lontano, sembra misticamente sorretta dalle vigne del Prosecco superiore. Costruita su un colle nel XII secolo, la chiesa ha un robusto campanile e affreschi del XV secolo. In posizione panoramica è posta anche la settecentesca Villa Caragiani Badoer di chiare forme palladiane. Altri edifici di valore architettonico sono Casa Callegari con il portico cinquecentesco al piano nobile, la canonica rinascimentale e la chiesa parrocchiale, la settecentesca Villa Brandolini nella frazione di Soligo e, in quella di Col San Martino, Villa del-la Rovere che riprende le linee semplici delle dimore rurali della campagna trevigiana. Consigliato un passaggio nella latteria che dal 1883 produce il formaggio Soligo. La Pro Loco di Farra organizza a maggio la Festa della fragola e dell’asparago, l’occasione per gustare il risotto e le crespelle agli asparagi, e Rive Vive, tour enogastronomico sulle colline. La Mostra del Valdobbiadene Docg è la festa del vino più vecchia della Marca Trevigiana: cominciò nel 1949 con i bicchieri distribuiti davanti alla chiesa da alcuni amici di Col San Martino.

Per chi sa di letteratura, Pieve di Soligo è il paese del poeta Andrea Zanzotto, che vi è nato nel 1921 (è morto a Conegliano nel 2011). Qui si mangia polenta e osèi, si socializza in ottobre davanti alla preparazione dello Spiedo Gigante - lo spiedo di carne mista che è l’eccellenza gastronomica della zona -, si visita la pieve dell’IX-X secolo e si recitano i versi di Zanzotto: «Ormai la primula e il calore / ai piedi e il verde acume del mondo / I tappeti scoperti / le logge vibrate dal vento ed il sole / tranquillo baco di spinosi boschi; / il mio male lontano, la sete distinta / come un’altra vita nel petto / Qui non resta che cingersi intorno il / paesaggio / qui volgere le spalle». La chiesa di Santa Maria Assunta con la pala di Francesco da Milano, pittore attivo al tempo di Tiziano, e altre chiese minori abbelliscono il centro storico, insieme a palazzi, ville e borghi storici come Borgo Stolfi. Villa Brandolini nella frazione Solighetto è un bell’esempio di architettura settecentesca.

Fresco dell’inserimento nei Borghi più belli d’Italia, Follina, noto per l’Abbazia di Santa Maria fondata intorno al 1150 e recentemente restaurata, si è già posto alcuni traguardi ambiziosi, come modificare il piano di viabilità per escludere dal centro il traffico pesante, trasformare Piazza IV Novembre in un’area pedonale e fare di Palazzo Barberis, appena acquistato, un’importante sede di cultura. Oltre alla via del vino, qui passa anche quella della lana grazie alla presenza dell’antico Lanificio Paoletti e alla riqualificazione degli storici itinerari lanieri affacciati sul fiume Follina

Pochi chilometri e siamo a Cison di Valmarino, che nei Borghi più belli d’Italia è inserito a pieno merito da alcuni anni e vanta uno dei centri storici meglio conservati tra i comuni del Prosecco Superiore. Nell’armoniosa Piazza Roma e nell’intero borgo le imposte delle abitazioni sono tutte di colore “rosso Brandolini” o marrone, sono presenti ville venete settecentesche e si respira un’aria di provincia ordinata, ben tenuta. Dal centro storico, costeggiando il torrente Rujo, si snoda nel bosco la Via dei Mulini, un percorso d’acqua caratterizzato dalla presenza di interessanti testimonianze di archeologia industriale. Dalla borgata Tovena sale per 17 tornanti fino al Passo San Boldo la Strada dei cento giorni, completata dal Genio austriaco nel 1918. Cison vanta un’ottima rete di sentieri segnalati, una pista ciclabile, quattro musei, 18 ristoranti, dieci strutture ricettive e un ricco calendario di eventi, tra i quali spicca Artigianato Vivo con circa 250 espositori. Un luogo magico è la borgata di Rolle, un Punto FAI (Fondo Ambiente Italiano) circondato da vigneti e uliveti, rara testimonianza di vita contadina come rivelano gli antichi lavatoi e abbeveratoi della Rosada. Il borgo è stato cantato da Andrea Zanzotto che lo ribattezzò Dolle: «Ora viene a consolarmi / con una lunga visita / l’acqua di Dolle / che portò dieci colline al paese ». Che si tratti di uomo o di natura, il Dna svela le radici. Quelle del Prosecco qualcuno è andato a cercarle in Armenia sul monte Ararat, tra le viti piantate, secondo la Bibbia, da Noè, che sarebbero dunque le prime della storia. Secondo un’altra ricerca sul Dna delle viti, a preservare le linee genetiche del Prosecco Superiore sarebbero gli antichi vitigni di Rolle. Qui, visibile solo dal crinale in cui il pendio scende verso i vigneti, si trova la cantina Vigne Matte, vincitrice con il suo Prosecco Docg di diversi premi in concorsi internazionali. La cantina rappresenta anche una felice realizzazione architettonica perché si integra alla perfezione con il paesaggio.

Un altro simbolo della civiltà rurale si trova a Refrontolo: conosciuto come Molinetto della Croda, è un vecchio mulino che la sera, durante la Festa d’Estate, viene illuminato creando suggestivi effetti di luce sulle acque del torrente che lo alimenta, il Lierza. La farina ricavata dal mulino ancora rende speciale la polenta che accompagna lo spiedo, da innaffiare non tanto o non solo con il Prosecco Superiore, quanto con il più aromatico e robusto Refrontolo Passito, al quale in primavera è dedicata la Mostra dei Vini in Barchessa Spada. La chiesa di Santa Margherita, le settecentesche ville Ticozzi e Caneve Spada e la cinquecentesca Villa Capretta sono parte dell’itinerario, oltre alle cantine e al mulino, che ospita anche un piccolo museo della molitura e periodiche mostre sul vino.

San Pietro di Feletto è un centro agricolo sulla strada per Conegliano che si distingue per la Pieve di San Pietro nell’omonima frazione e per l’allevamento bovino e la produzione di latte. La pie-ve, in stile romanico, si sviluppò nell’XI secolo su un primo nucleo ancora più antico, e prese le attuali forme nel secolo stoditi, risalenti a un arco di tempo piuttosto ampio, tra XII e XV secolo, in particolare quello che sotto il portico della facciata raffigura il Cristo della domenica, una rara iconografia che vede Gesù sanguinante, martirizzato dagli strumenti di lavoro: un monito per chi lavora nel giorno consacrato al riposo. Anche qui ci sono stupendi panorami tra vigne e monti, diverse ville venete degne di nota, belle case rurali sparse sul territorio e una Mostra dei vini di collina organizzata dalla Pro Loco tra maggio e giugno per portare alla ribalta non solo i prosecchi, ma anche i Doc Colli di Conegliano, Conegliano rosso e bianco, e Merlot, Chardonnay, Cabernet, Marzemino.

Ed eccoci a Conegliano, che quest’anno compie mille anni di vita. In realtà la cittadina è più antica, ma risale al 1016 il primo documento che ne attesta l’esistenza. L’11 settembre di quell’anno l’imperatore Enrico II l’assegnava in feudo alla famiglia Da Camino. Dal centro storico è piacevole percorrere a piedi la salita che, costeggiando le antiche mura, porta alla cima del colle su cui fu edificato il castello, tra il XII e il XIV secolo. Del Castelvecchio restano pochi ruderi, tra cui la Torre della Guardia sede del museo civico, e la Torre Saracena che ospita un ristorante. Il passato rivive grazie alla Dama Vivente, una partita di dama giocata in piazza da personaggi in costume rinascimentale, ispirata a fatti e persone realmente esistiti. Linee narrative sempre nuove incontrano la storia, l’arte e la cultura vinicola ed enogastronomica del territorio. L’arte di fare lo spumante è iniziata nel 1877: le effervescenti bollici ne del Conegliano Valdobbiadene fanno da contraltare alle serene Madonne di Cima da Conegliano, il grande pittore del Quattrocento che nel duomo trecentesco della sua città natale lascia una sola e bellissima opera, una Madonna con Bambino in trono, santi e angeli del 1493. Nella stessa chiesa, che si fa apprezzare anche per il porticato ad archi ogivali della Scuola dei Battuti, si ammira una tela di Palma il Giovane. Diversi palazzi signorili con facciate affrescate si affacciano sulla porticata Via XX Settembre: ricordiamo solo il rinascimentale palazzo Sarcinelli al n. 132, il secentesco palazzo Montalban Vecchio, attribuito al Longhena, al n. 75 e l’ex Monte di Pietà cinquecentesco al n. 133. In Via Cima al 34 si trova la casa natale di Cima da Conegliano, trasformata in un piccolo museo con la riproduzione delle sue opere.

Visione notturna il Duomo di Conegliano

ALTRE IN ITINERARI :
"Andar per borghi" è un piacere. Prova!