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Atri: il sapore del pecorino all’ombra dei tesori d’arte

Atri: il sapore del pecorino all’ombra dei tesori d’arte
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L’antico centro del teramano, tra chiese, musei, la liquirizia, gli arrosticini e l’ottimo pecorino.  

A due passi dall’Adriatico, è una terra di storia e cultura ma anche di sapori e prodotti tipici straordinari. Tra i borghi più interessanti d’Abruzzo, Atri è una tappa imperdibile per chi giunga nelle terre di Teramo. Dall’alto dei suoi 442 metri domina le vallate circostanti e, giungendovi, si apprezza per il bel colpo d’occhio, con i campanili svettanti sull’abitato.

Ricco di palazzi signorili, monumenti, chiese, musei, piazze e vicoli, il centro storico di Atri ha conservato il suo aspetto medioevale; principali punti della città, collegate da corso Elio Adriano, sono Piazza del Duomo e Piazza Duchi Acquaviva, detta anche Piazza del Comune, mentre particolarmente caratteristici sono i rioni di Capo d’Atri, quello di San Giovanni e quello di Santa Maria.

Atri è una città tutta da scoprire e da esplorare ma anche da gustare.Tante sono le specialità del luogo da acquistare ed assaggiare, dal miele alla liquirizia, dall’olio extravergine di oliva agli arrosticini, cubetti di carne di pecora infilati in lunghi bastoncini e fatti cuocere alla griglia, dai maccheroni con la mollica al Dolce pan ducale, tra i prodotti più rappresentativi della tavola atriana dal 1300, preparato con uova, zucchero, farina, mandorle e cioccolato. Poi i vini tra cui il Montepulciano d’Abruzzo, lo Chardonnay ed il Trebbiano, e poi il formaggio, il pecorino. Storica tipicità locale, il pecorino di Atri è un formaggio ottenuto da latte intero crudo di pecora. A pasta semidura o dura, presenta una crosta differente a seconda del livello di stagionatura; anche il sapore varia d’intensità a seconda dell’età di stagionatura che può variare tra i quaranta giorni ed i due anni. Le forme stagionate presentano un sapore decisamente piccante che ben si adatta ad essere grattugiato. Apprezzabile anche conservato sott’olio extravergine d’oliva locale, dopo averlo stagionato per quaranta-sessanta giorni nella crusca o nella cenere. Si può gustare da solo ma anche in abbinamento con pane e verdure di stagione. A seconda del livello di stagionatura può essere accostato ad un vino bianco o ad un rosso particolarmente strutturato. Sicuramente uno dei tesori di questa bella città abruzzese.

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