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Motocicletta. L'architettura della velocità. Tutti in sella al sogno

Motocicletta. L'architettura della velocità. Tutti in sella al sogno

Uno status symbol dal potere immaginifico. Vero e proprio connubio di tecnologia e creatività, la motocicletta, nel corso del ‘900, ha rappresentato una delle punte di diamante dell’industria del Made in Italy. Ora diventa la protagonista di una spettacolare mostra allestita a Forte Marghera, tra Venezia e Mestre.

‘Motocicletta/10HP/Tutta cromata/E’ tua se dici sì’ cantava il grande Lucio Battisti in un celebre brano puntellato dal ritmo della chitarra acustica scritto da Mogol, divenuto poi l’inno di un’intera generazione. Ma sono decine e decine, in tutti i campi, i riferimenti alle ‘due ruote’, uno dei simboli più curiosi e attraenti del design del XX secolo. Basti pensare al cinema. Da ‘Easy Rider’, celebre pellicola del 1969, diretta e interpretata da Dennis Hopper, con Peter Fonda e Jack Nicholson, che s’inserisce nel contesto culturale del '68 rappresentando un vero e proprio ‘manifesto’ della cultura di controtendenza e della voglia di evasione e libertà, all’accoppiata in lambretta Audrey Hepburn-Gregory Peck di ‘Vacanze Romane’, capolavoro del 1953 di William Wyler, con il quale venne resa famosa in tutto il mondo proprio la Vespa Piaggio. La moto fa capolino anche ne ‘La grande fuga’, film del ’63 ma ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui un giovane Steve McQueen, ‘mitizzato’ vent’anni più tardi da un altro protagonista della nostra musica d’autore come Vasco Rossi, si rende protagonista di una rovinosa caduta nella traversata tra Germania e Svizzera. Fino a tempi più recenti, in cui la Vespa torna protagonista nei film di Nanni Moretti, con la quale egli ‘vaga’ su e giù per i colli di Roma, mentre, ne ‘I diari della motocicletta’, una Norton 500 M18 del 1939 soprannominata "la Poderosa", ‘racconta’ le gesta del leggendario Ernesto ‘Che’ Guevara, personaggio a sua volta entrato nel mito.

Motocicletta. L’architettura della velocità

Insomma, un imponente fenomeno di costume, che andava degnamente celebrato.

E così, in un suggestivo spazio-padiglione messo a disposizione dal Comune di Venezia appartenente al complesso architettonico ottocentesco di Forte Marghera (una fortezza situata sulla terraferma veneziana a pochi passi dalla laguna, costruita e utilizzata dagli Austriaci, inglobando l’antico borgo di Margera, ma anche dalle truppe napoleoniche e successivamente dal Regno d’Italia) per tutta l’estate, fino al 28 ottobre 2018, sarà possibile ammirare la mostra ‘Motocicletta. L’architettura della velocità’, realizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, a cura di Marco Riccardi, già direttore della rivista Motociclismo, sotto la direzione scientifica di Gabriella Belli, direttore della Fondazione Muve.

Concepita con un taglio sapiente e accattivante, in un ‘mix’ di passione, tecnologia e design che ben si sposa con il vicino padiglione della Biennale Architettura, l’esposizione presenta 41 tra moto e scooter suddivisi in otto capitoli – Scooter, Elettrico, Sportive, Heritage, In Africa, Le moto fondamentali, Pezzi d’autore, Ardite e raffinate – pensati come una carrellata tra le più famose forme aerodinamiche del motociclismo italiano (con qualche incursione in ambito straniero). Ed ecco dunque ‘sfilare’ scooter dallo stile inedito, come l’americano Salsbury, moto supersportive di ieri e di oggi come i capolavori di Ducati e Aprilia, moto da Gran Premio storiche come la Gilera 500 quattro cilindri o la Moto Guzzi 8 cilindri del 1957, modelli che hanno conquistato titoli mondiali e che costituiscono mito e leggenda del genio dei progettisti italiani, sino ad arrivare alle ultime tendenze della tecnica come le sportive elettriche di Energica che verranno utilizzate per gareggiare il prossimo anno sugli stessi scenari della MotoGP. Si continua con vere e proprie ‘pietre miliari’ nella storia della motocicletta, come la Honda CB750, la quattro cilindri giapponese che ha rivoluzionato nel 1969 la stessa concezione di moto sportiva, o come pezzi d’autore come l’Aprilia Motò del guru del design Philippe Starck e all’inedito scooter Lama che si deve alla stessa matita del designer francese.

Motocicletta. L’architettura della velocità

Per arrivare a pezzi ‘monumentali’. come le tedesche Mars e Megola del 1924, quest’ultima con motore ‘stellare’ nella ruota anteriore; o la mastodontica Böhmerland costruita dal 1926 al 1938 nella Repubblica Ceca: una moto lunga tre metri. Non manca il retaggio delle grandi Enduro che hanno attraversato l’Africa per diventare le moto preferite dai turisti di lungo corso. Oltre a questi straordinari esempi, sono inoltre presenti in mostra anche due “sculture”, simbolo della velocità e della tecnologia. Si tratta di un’installazione in bianco marmo di Carrara, disegnata dal Centro Stile di Ducati e ispirata a una delle Ducati più sportive, la ‘Panigale’, il cui titolo - “Fortitudo mea in levitate”, letteralmente “La mia forza è nella leggerezza” – ne evoca il netto contrasto con il massiccio materiale. L’altra viene da Aprilia ed è stata realizzata da Marco Lambri, responsabile del design del gruppo Piaggio: anche in questo caso l’esile struttura che abbraccia il motore 1.000 quattro cilindri destinato alle Aprilia supersportive vuole esaltare il concetto di leggerezza. La mostra ospita anche uno spazio legato alla sicurezza di motociclisti e scooteristi. È la campagna “Scontato Proteggersi” della rivista Motociclismo, sostenuta dalle maggiori aziende del settore dell’abbigliamento, per incentivare l’uso di capi protettivi certificati.

Aperta dal martedì alla domenica dalle 15 alle 22 a ingresso libero, la mostra propone anche visite speciali e conversazioni con approccio “Time Slips”, per piccoli gruppi di massimo 6 persone con i loro caregiver.

Motocicletta. L’architettura della velocità

Sede

Forte Marghera
Via Forte Marghera, 30
30173 Mestre (Venezia)

Apertura al pubblico

9 giugno — 28 ottobre 2018
Orario dalle 15 alle 22 dal martedì alla domenica chiuso il lunedì

INGRESSO LIBERO

Visite speciali per persone speciali su prenotazione: conversazioni con approccio “Time Slips”, per piccoli gruppi di massimo 6 persone con i loro caregiver

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