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La leggenda della Vergine Ardenza e le campane di Viggianello

La leggenda della Vergine Ardenza e le campane di Viggianello
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Una delle più famose leggende tra i borghi della provincia di Potenza è senza dubbio la leggenda della Vergine Ardenza. Dalla bellezza unica, come se fosse nata dal sole e dall’acqua chiara, la ragazza fece voto di castità a Dio e, dopo che il padre la promise in sposa ad un principe di una terra vicina, la vergine fuggì nei boschi.

Tanto era pura d’animo, che dalle sue orme nascevano gigli di fiamma o di neve. Si dice che la ragazza si cibasse di miele il quale le veniva regalato dalle api stesse. Nei boschi lei pregava, cantava, parlava con gli usignoli, coi fiori e con gli angeli che le davano il buongiorno e la buonanotte.

Al castello e al paese, tra la preoccupazione generale, tutti la credevano ormai morta e la piansero con disperazione, ma, non convinto, il principe della terra vicina organizzò una grande battuta di caccia per ritrovare Ardenza.

Braccata e impaurita dal rumore dei cavalli e del metallo delle armi, Ardenza si nascose in una fitta macchia di mirto. Tutti i cavalli passarono senza sentirne la presenza. Solo un cane fedele al padrone, del quale, si dice, si era Impossessato dal diavolo, si fermò davanti alla macchia e iniziò ad abbaiare.

Il principe trovò quindi la bellissima Ardenza e decise di portarla al suo castello per sposarla. Iniziarono immediatamente i preparativi per una grande festa di nozze ma Ardenza non ne volle sapere. Il principe mise, quindi, la ragazza davanti a una scelta: o il matrimonio, o la morte. Ardenza scelse la morte.

Per tutta risposta, il principe fece rinchiudere la Vergine in una veste di bronzo, fabbricata per l’occasione dai suoi fabbri, nella quale la bella iniziò a cantare; prima con gioia, poi con pianto, poi con anonia. Poi morì.

Passarono mille anni, quando, alla nascita di Viggianello, non si trovava il bronzo per fondere le campane delle chiese. Frugando dappertutto, la popolazione trovò la veste di bronzo nei sotterranei di un castello spiritato e, con essa, fusero le campane del borgo.

Una volta completate e installate, le campane, al loro “esordio”, cantarono la gioia, il pianto e l’agonia di Ardenza. L’anima e la voce della vergine era rimasta impressa nel metallo ed ancora oggi, all’anniversario della morte della bella, come mosse dal fiato degli angeli, le campane del paese cantano, piangono e agonizzano con la voce della vergine. Sembra però che solo i puri d’animo, come Ardenza, siano in grado di sentire quel canto.

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