Borghi magazine ~ Alla scoperta dei tesori e delle eccellenze italiane

© 2017 - Tutti diritti riservati
Questo sito utilizza cookie. Cliccando su o proseguendo nella navigazione o effettuando lo scroll della pagina o altro tipo di interazione col sito, acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Barbara e Maria: i due fantasmi della Rocca Sanvitale di Fontanellato

Barbara e Maria: i due fantasmi della Rocca Sanvitale di Fontanellato
Scopri Fontanellato

La Rocca Sanvitale, il castello del borgo parmigiano di Fontanellato, interamente circondato da un fossato d’acqua, è un maniero di epoca medievale conosciuto ed apprezzato per gli affreschi contenuti nella Saletta di Diana e Atteone e per le particolarità architettoniche che caratterizzano l’intera struttura dell’edificio.

Le bellezze artistiche, però, non sono le sole ad aver reso nota la rocca. Come ogni castello medievale che si rispetti, nasconde al suo interno misteriose leggende ed è dimora di ospiti dall’aspetto evanescente a alle volte spaventoso.

Si narra che ad abitare la rocca ci sarebbe il fantasma di Barbara Sanseverino, una nobildonna trasferitasi a Parma a seguito delle nozze con Giberto IV Sanvitale, signore di Sala Baganza, talmente bella che Torquato Tasso le dedicò il sonetto In lode de' capelli di D. Barbara Sanseverini Contessa di Sala:

Donna, per cui trionfa Amore e regna,
Merti ben tu che 'l capo a te circonde
Nobil corona; ma qual fia la fronde,
O qual fia l'ór cui tant'onor convegna?
A gran ragion da te si schiva e sdegna
Fregio men bel che si ricerchi altronde,
Poiché sol l'ór delle tue trecce bionde
Può far corona che di te sia degna.
Questo s'avvolge in cotai forme, e tesse,
Che la Fenice omai sola non fia
Che di diadema natural si vanti.
Così, o nova Fenice, a te piacesse
Scoprir il sen, come vedrian gli amanti
Che gli è monil la tua beltà natìa!

Barbara Sanseverino

Nel 1585 il marito Gilberto morì a Piacenza in circostanze misteriose e la bella Barbara si risposò nel 1596 con il conte Orazio Simonetta, feudatario di Torricella, un paese sulle rive del Po, e si trasferì a Colorno, sempre in provincia di Parma. Tuttavia queste nozze diedero vita, ahimè, ad una causa di diritto feudale. Il duca Ranuccio Farnese, che da tempo voleva appropriarsi della cittadina parmigiana, cominciò a sostenere che l’investitura di Colorno ai Sanvitale doveva considerarsi nulla e, per conseguire il suo obiettivo, coinvolse i più grandi giuristi del tempo. I Sanvitale, dal canto loro, una volta consapevoli che la causa si sarebbe conclusa a favore del proprio avversario, decisero di attuare una congiura contro il nobile, alla quale aderirono in gran segreto molti nobili del tempo, per togliere di mezzo Ranuccio e riaffermare così i propri diritti.

Purtroppo però, come dice anche il detto “il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi” e la congiura fu scoperta: uno dei servi venne imprigionato per ragioni legate alla cospirazione e, sfiancato dalle torture inflittegli, si fece scappare tra i tormenti delle frasi riguardo al complotto. Tutti i congiurati vennero arrestati e, dopo essere stati processati, il 19 maggio 1612 a Parma, Barbara e altri nove cospiratori furono decapitati sulla pubblica piazza su un palco montato a ridosso del Palazzo dell'Uditore Criminale, oggi all'angolo fra Piazza Garibaldi e Strada della Repubblica.

Secondo le leggende ancora oggi Barbara Sanseverino si aggirerebbe per le sale del piano nobile con in mano la sua testa mozzata. Ad alimentare i sospetti sarebbe il fatto che nella stanza nuziale della rocca di Fontanellato è conservato un ritratto della bella nobildonna, a sottolineare il suo legame con il castello, nonostante il successivo trasferimento. Se poi aggiungiamo che nella galleria degli antenati, che raccoglie i ritratti dei membri della famiglia Sanvitale, non è presente quello del marito Giberto IV, il mistero si infittisce…

La bella Barbara non è da sola, perché a farle compagnia nella rocca medievale ci sarebbe anche lo spirito di Maria Sanvitale, la figlia di Luigi Sanvitale e Albertina di Montenuovo morta all'età di 5 anni. Il suo spettro sarebbe rimasto imprigionato nella cappella di San Carlo, dove si trova anche una sua piccola lapide, per ricordare la sua breve esistenza, mentre nella Sala di Maria Luigia d’Austria è conservato uno splendido bassorilievo che ritrae il suo tenero viso.

Maria Sanvitale

Ma siamo sicuri che si tratti solo di leggende? Come sempre il confine tra mito e realtà è molto sottile.

Queste storie, inoltre, sarebbero confermate da alcuni sopralluoghi effettuati nel 2014. Gli appassionati dell’ignoto avrebbero rilevato almeno due fonti di energia all’interno del maniero, proprio nelle stanze oggetto di narrazione: una nella galleria degli antenati ed una nella cappella, entrambe compatibili con presenze paranormali…

A questo punto diventa davvero difficile decidere se credere o meno a quanto appena raccontato. 
E voi? Sareste curiosi di incontrare le due fanciulle nel famoso castello circondato dall’acqua?

ALTRE IN CURIOSITà :
"Andar per borghi" è un piacere. Prova!