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Cucina e letteratura nei piatti dei borghi

Cucina e letteratura nei piatti dei borghi
Scopri Sambuca di Sicilia

A Cordovado (Pordenone), dove sono ambientate alcune scene delle Confessioni di un italiano, un dolce artigianale porta il nome di un personaggio del romanzo di Ippolito Nievo, un fornaio del comune pordenonese. Lo avevano soprannominato lo Spaccafumo e Nievo così lo racconta: «Messosi in guerra aperta colle autorità circonvicine, dal prodigioso correre che faceva quando lo inseguivano, avea conquistato la gloria d'un tal soprannome». Il dolce Spaccafumo è ricchissimo, con fichi secchi, uvetta, noci, nocciole, pinoli, mandorle, arancini e miele.

A Barga (Lucca) il prodotto tipico è la castagna. Giovanni Pascoli dedicò al frutto autunnale una poesia, per ricordare come nelle povere case dei contadini si sentisse il borbottio del paiolo posto sul fuoco: il castagno dà agli uomini di che sfamarsi e agli animali un tiepido letto di foglie.

Nativo di Venosa (Potenza), il grande poeta latino Orazio celebrò invece l’Aglianico del Vulture: misurato col cervello e bevuto con il cuore, diceva il poeta, dona conforto e gioia alla vita. Ha un delicato profumo di viola e presenta un colore rubino che con l’invecchiamento si tinge di riflessi arancione.

Venti secoli dopo è stato Tomasi di Lampedusa a lodare, per voce del principe di Salina nel Gattopardo, un cibo di Sambuca di Sicilia (Agrigento): le “minni di virgini”, i seni di vergine che – secondo la tradizione – furono preparati da una monaca del Collegio di Maria per il matrimonio del figlio della marchesa di Sambucanel 1725. La suora prese spunto dalla forma delle colline circostanti e ottenne una pasta con ripieno di crema di latte, cioccolato e zuccata, ricoperta con glassa di zucchero.

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