Borghi magazine ~ Alla scoperta dei tesori e delle eccellenze italiane

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Irsina

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Uno sguardo a Irsina
Giacomo Silvano

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Giacomo Silvano

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Giacomo Silvano

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Giacomo Silvano

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Giacomo Silvano

Irsina, la Statua di Sant'Eufemia attribuita ad Andrea Mantegna
Giacomo Silvano

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Giacomo Silvano

Irsina, torri umane per il tradizionale P'zz'cantò
Associazione Giochi Antichi

Irsina
Associazione Giochi Antichi

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Giacomo Silvano

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Giacomo Silvano

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Giacomo Silvano

Irsina, la Chiesa Madre in notturna
Giacomo Silvano

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Giacomo Silvano

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Paki Cassano

Irsina
Paki Cassano

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Paki Cassano

Irsina

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Nyx NK

Irsina (Montepelòse o Mondepelòse in dialetto irsinese, fino al 1895 chiamata Montepeloso) ha origini che si perdone all'età greco-romana e questo lo rende uno dei borghi più antichi della Lucania. Dal Medioevo fino al 6 febbraio 1895 il nome del paese era Montepeloso. Per quanto riguarda l'etimologia, sembra che il nome Montepeloso derivi dal greco plusos, che vuol dire terra fertile e ricca, modificato in pilosum dai latini. Il nome attuale sembra derivare dal latino Irtium.

Fu assediata ed invasa nell'895 dai Saraceni, che nel 988 la distrussero; fu ricostruita dal Principe Giovanni II di Salerno e fu contesa tra i Bizantini ed i Normanni. Il territorio di Irsina è al centro della battaglia di Montepeloso, combattuta il 3 settembre 1041, a breve distanza dalle rive del fiume Bradano. L'esercito Bizantino è guidato da Augusto Bugiano (Boioannes); le forze Normanne sono comandate da Atenolfo, fratello del Principe di Benevento, che coordina anche i militari Longobardi. I cavalieri sono guidati da Guglielmo d'Altavilla e da Argiro. I Normanni lanciano la prima carica, mentre i Greci accusano il colpo e cadono a centinaia.

Guglielmo I d'Altavilla è infermo, ma lascia la sua tenda, posta sopra una altura, e si lancia nella mischia. Secondo il cronista Guglielmo di Puglia, i cavalieri normanni sbaragliano le forze Bizantine e le truppe che provengono dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Macedonia ed un gruppo di mercenari Pauliciani. Secondo lo storico De Blosiis, l'eroe della battaglia è Gualtiero, figlio del Conte Amico. I bizantini vengono ricacciati dalle truppe Normanne, che risultano vincenti e, pertanto, la città passò sotto il dominio normanno. I Normanni catturano Augusto Bugiano, lo trasferiscono a Melfi insieme con le insegne bizantine e poi a Benevento lo consegnano ad Atenolfo.

Secondo la cronaca di Amato di Montecassino, Tristano, cavaliere al seguito della casata Altavilla nel territorio del Vulture, è il primo Conte normanno di Montepeloso, una delle dodici baronie di cui si compone la Contea di Puglia. Nel 1059 al Concilio di Melfi I, il Pontefice Niccolò II, eleva la Contea di Puglia a Ducato di Puglia e la affida alla Casata Altavilla. Il secondo Signore della città, nel 1068, è Goffredo, conte di Conversano, un nipote di Roberto il Guiscardo. Nel 1123 il papa Callisto II con una bolla elegge Montepeloso a sede vescovile, anche per contrastare la presenza bizantina ancora forte nel paese. Nel 1132 i cittadini aderiscono alla rivolta contro Ruggero II e Montepeloso diviene feudo di Tancredi di Conversano, conte di Brindisi, ma l'anno successivo Ruggero II la punisce per essersi schierata con i ribelli e la fa radere al suolo.

Nel periodo svevo fu annessa alla contea di Andria e dopo la morte di Federico II divenne un marchesato sotto la signoria di Manfredi. Nel 1266, dopo la battaglia di Benevento, passò sotto il dominio degli Angioini che la donarono a Pietro di Beaumont conte di Montescaglioso e successivamente a Giovanni di Monfort. Nel 1307 passò al dominio degli Orsini Del Balzo, che la persero in seguito alla congiura dei baroni, quando subentrarono gli Aragonesi. Nel 1586 venne acquistata dalla ricca famiglia genovese dei Grimaldi ed infine passò ai Riario Sforza, che furono gli ultimi signori feudali di Montepeloso.

Nel 1799 aderì ai moti repubblicani innalzando l'albero della libertà, ben presto soffocati dalle truppe del cardinale Fabrizio Ruffo. Dopo l'unità d'Italia fu interessata dal fenomeno del brigantaggio.

Meritano sicuramente una visita la cattedrale di Santa Maria Assunta, la Chiesa del Convento di San Francesco e il Museo Civico Janora, che ospita la collezione dello storico e archeologo irsinese Michele Janora.

L'economia irsinese si basa in gran parte sull'agricoltura: in particolare sulle coltivazioni cerealicole e viticole. Vi sono inoltre numerose attività artigianali e diverse aziende zootecniche: celebre è la mozzarella di bufala campana.

Comune di Irsina
Provincia di Matera
Regione Basilicata

Abitanti: 4.972
Altitudine centro: 548 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
I Borghi più belli d'Italia
Associazione Giochi Antichi

Comune di Irsina
Corso Canio Musacchio - Irsina (MT)
Tel. +39 0835 628711

Pro Loco Irsina

La storia
Il gioco della torre umana è praticato in Spagna, a Castell, nella regione della Catalogna, sin dal XVII secolo. Da lì si è diffuso nell’Italia del centro-sud durante la dominazione spagnola. La sua più antica testimonianza nel nostro paese è a Scalea (Cosenza) dove in un quadro della Madonna della Pietà è raffigurato un ballo tra torri di uomini. Anche in Lucania il sogno del superamento dei limiti si è tradotto in questo rito, in particolare a Ferrandina, Irsina, Melfi e Brindisi di Montagna. In questi paesi la torre era composta da sei persone.

Il regolamento
Solitamente a condurre il gioco sono gruppi di tredici persone che formano la torre di tre piani secondo lo schema di 7+4+2 giocatori. Al centro è posta una pertica di legno alla quale i pizzicantari si aggrappano. Una volta formata, la torre sfila girando su se stessa con armonia, lungo un percorso di un centinaio di metri. Per darsi un ritmo nel roteare, i giocatori cantano filastrocche dialettali che incitano a non perdere l'equilibrio. Chi cede provoca il crollo della torre: la botta. Queste le strofe, tradotte dal dialetto lucano, del canto tradizionale del P’zz’cantò:

Voi che state sotto state attenti a mantenerci,
se ci fate cadere prenderete tante botte.
Voi che state sopra siate forti a sorreggervi
se poi cadrete, noi che stiamo sotto vi riempiremo di botte.

Matera 2019 è ormai dietro l'angolo. Ma non c'è solo Matera

Quando infatti la città sarà Capitale europea della cultura, i visitatori scopriranno anche l’intera area della Murgia materana e del Bradano.

Museo Civico Janora

Piazza S. Francesco, 8

Prossimi eventi o in corso

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  • Preghiera di pellegrini russi sulle reliquie di Santa Eufemia
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