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Barolo

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Uno sguardo a Barolo
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Bruno Murialdo

Il borgo di Barolo (Bareu o Bareul in piemontese) si trova nella storica regione delle Langhe, in Piemonte. Adagiato su di un piccolo altopiano, a forma di sperone, è protetto dai rilievi circostanti, disposti ad anfiteatro. Colpisce della sua conformazione il diverso posizionamento del suo nucleo urbano rispetto ai paesi adiacenti, posti attorno alla sommità di un colle o lungo un crinale.

Non ci sono notizie precise sull'origine del borgo. Benché la zona fosse abitata in epoca preistorica da tribù celto-liguri, il primo insediamento di cui si ha testimonianza sul territorio è di origine barbarica e risalente all'Alto Medioevo. Durante il dominio Longobardo dipendeva da Gastaldo di Diano, passo' poi sotto la Contea di Alba e successivamente sotto la Marca di Torino. Il nucleo originario del castello fu eretto in quel periodo da Berengario I, come difesa dalle scorrerie Saracene. Nel 1200 il paese viene citato nel Rigestum Comunis Albe con il nome di Villa Barogly. Nel 1250 la famiglia Falletti, acquisì tutti i possedimenti di Barolo dalla vicina Alba. I Falletti erano una potente famiglia di banchieri, esponenti della nuova borghesia, i quali segnarono il destino di Barolo e delle zone circostanti. Intorno al 1300 arrivarono a controllare fino a una cinquantina di feudi piemontesi. Nel 1486 Barolo entrò a far parte dello Stato Monferrino, passando poi nel 1631 ai Savoia con il trattato di Cherasco. Barolo divenne poi Marchesato nel 1730, il primo Marchese fu Gerolamo IV. Dopo Gerolamo IV ci furono soltanto altri due Marchesi: Ottavio Alessandro Falletti e Carlo Tancredi, alla morte di quest'ultimo governò sua moglie la Marchesa Juliette Colbert, la quale si distinse per la sua brillantezza e per le sue azioni a favore dei più deboli. Alla sua morte nel 1864 tra le sue volontà vi fu la costituzione dell'Opera Pia Barolo alla quale lasciò l'intero patrimonio di famiglia.

Barolo ha vissuto da allora i suoi alti e bassi, e così pure la viticoltura. Anche qui, come altrove, la civiltà contadina ha pagato il suo conto salato, fatto di abbandono della propria terra ed emigrazione a causa delle difficili condizioni di vita, cui la fillossera diede un contributo significativo. I primi anni del secondo dopoguerra del Novecento, quelli della Malora mirabilmente descritta dal grande scrittore Beppe Fenoglio non furono molto diversi in quanto a durezza. A questo periodo ne fece seguito un altro caratterizzato dall'esodo verso la città, che offriva un lavoro più sicuro e minori ristrettezze, e che durò fino agli anni '60: conseguenza di ciò fu un'altra fase di abbandono delle campagne, che qui fu però inferiore rispetto all'Alta Langa e ad altre zone del Piemonte. Gli anni più recenti stanno invece facendo registrare un fenomeno inverso: i giovani scelgono consapevolmente il mestiere del viticoltore, complice la presenza della vicina Scuola Enologica di Alba, mentre i meno giovani ritornano a farlo. Tutto questo è possibile grazie al rinnovato interesse verso il vino e alla sua interessante redditività.

Oggi Barolo è un paese del vino nel senso strettissimo del termine: la sua presenza si respira infatti a ogni angolo di strada. E il Barolo vino, che non è come tutti gli altri, fa di Barolo paese un po' una sorta di "luogo sacro", cui gli adepti del culto pagano del vino dovrebbero di tanto in tanto rendere omaggio con un "pellegrinaggio". Questo auspicio si è già tradotto da alcuni anni in realtà, facendo crescere lentamente un'attività turistica in grado di dare un significativo valore aggiunto all'economia locale. Questo non pare comunque avere alterato né il carattere tranquillo delle genti di qui né il loro ritmo di vita. Non stupitevi dunque se Barolo, diversamente da altri luoghi divenuti improvvisamente celebri per il vino, è ancora un paese di proprietà dei suoi abitanti: questo carattere lo si può riscontrare recandosi dal panettiere o in farmacia, dove non è inconsueto attendere per alcuni minuti il proprio turno mentre la persona davanti a voi sta ragguagliando l'esercente sullo stato di salute di qualche suo caro. In questi casi non fatevi prendere dalla fretta o dall'impazienza ma lasciatevi cullare dal ritmo, dolce come le tante colline che circondano questo magico borgo.

Merita sicuramente una visita il Castello dei Marchesi Falletti, all'interno del quale è ospitato il WiMu, ovvero il Museo Etnografico ed enologico del Barolo.

Comune di Barolo
Provincia di Cuneo
Regione Piemonte

Abitanti: 713
Altitudine centro: 301 m s.l.m.

Sito Unesco:
Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe, Roero e Monferrato

il Comune fa parte di:
Città del vino
Paesi bandiera arancione
Città e siti patrimonio mondiale Unesco
Unione Colline di Langa e del Barolo

Comune di Barolo
Piazza Caduti per la libertà 3 - Barolo (CN)
Tel. +39 0173 56106

Ricetta: La Cisrà. Una zuppa di trippa e ceci tipica delle Langhe

Un ottimo piatto della tradizione specialmente indicato per le fredde giornate invernali.

WiMu Museo del Vino

Castello Comunale Falletti di Barolo, Piazza Falletti

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COMMENTI :
 
Dove dormire

Rifugio Galaberna

Capolungo Villa, 18/A, Ostana (CN)
60.43 Chilometri da Barolo

Langhe Country House

Via Pallareto 15 – 12052 , Neive (CN)
20.97 Chilometri da Barolo

Dove mangiare

La Luna nel Pozzo

Piazza Italia 23 , Neive (CN)
18.84 Chilometri da Barolo

Dove comprare

Azienda Agricola Rivetti Massimo

Via Rivetti, 22, località Rivetti, Neive (CN)
19.27 Chilometri da Barolo

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