Borghi magazine ~ Alla scoperta dei tesori e delle eccellenze italiane

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Orsogna

Orsogna

Uno sguardo a Orsogna
Altamira H.

Orsogna

Orsogna, Festa dei Talami - Le Madonnine
Ercole Di Mascio

Orsogna

Orsogna

Orsogna, Quadri biblici viventi
Sandro Jajani

Orsogna

Orsogna

Attorno al borgo di Orsogna (Ursógne in dialetto abruzzese), in Abruzzo, secondo la leggenda vivevano degli orsi. Il nome sembra derivi dal nome arcaico di una sua contrada, sita nella Valle del Moro presso l'abitato, la contrada Rissogna, oggi contrada Fraia. Rinomato per la produzione di olio e vino, il borgo purtroppo è in gran parte ricostruito in quanto subì gli attacchi tedeschi e un massiccio bombardamento alleato durante la seconda guerra mondiale, essendo poco distante da Ortona, lungo la Linea Gustav. Anticamente il paese abruzzese era popolato prevalentemente da contadini, ma vi erano anche dei vasari, dato che il terreno circostante all'abitato è argilloso. Questi artigiani lavoravano in grotte sotto la rupe rivestita di calanchi del paese, in posizione favorevole protetta dal freddo invernale. Oggi le grotte degli artigiani sono quasi del tutto abbandonate dal periodo delle guerre mondiali, ma in molte grotte sono rimasti resti di lavorazione di terracotta. Nel 1881 terremoti di notevole intensità colpirono Orsogna. Il borgo si riebbe nel Novecento, ma nel 1943 cadde nelle mani naziste dopo l'armistizio di Badoglio. Bombardata dagli alleati fino al giugno del 1944, durante la Battaglia di Orsogna, venne liberata soltanto l'8 giugno 1944 dal 184º Reggimento di Fanteria "Nembo" del Corpo italiano di liberazione. Orsogna, bombardata dagli alleati fino al giugno del 1944, venne liberata soltanto l'8 giugno 1944 dal 184º Reggimento di Fanteria "Nembo" del Corpo italiano di liberazione.

Meritano una visita, completamente restaurati con uno sforzo durato decenni, la Chiesa di San Nicola, quella di San Rocco, il Convento Francescano e al Torre di Bene, al cui interno è conservato il dipinto de 'La figlia di Iorio', del pittore Francesco Paolo Michetti. Il quadro vinse il primo premio alla Biennale di Venezia del 1895. Per il personaggio di Mila di Codra, protagonista femminile dell'omonima opera di Gabriele D'Annunzio, posò, come modella, l'allora diciannovenne Giuditta Saraceni, mentre, per Aligi, il protagonista maschile della stessa opera dannunziana, posò un contadino, forse della zona.

Orsogna vanta inoltre una ricca selezione di piatti della tradizione contadina, annaffianti con l'ottimo vino locale: dalla pasta alla chitarra «carrata» in casa alle «pallotte casce e ove», da «pizz' e ffuje» (focaccia di farina di mais e verdura) alla «pizz' di randigne» (di granturco), dalle «ciammaiche al sugo» (le lumache) al «cif e ciaf» fatto con il guanciale di maiale a tocchetti, per finire con i dolci: crispelle di patate, la Pupa di Pasqua in pasta di mandorle, «li ciaunelle» (ciambelle fritte senza buco), i taralli natalizi, le pizzelle.

Comune di Orsogna
Provincia di Chieti
Regione Abruzzo

Abitanti: 3.881
Altitudine centro: 430 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
Città del vino

Aree naturali protette:
Parco territoriale attrezzato dell'Annunziata

Comune di Orsogna
Piazza Mazzini 1 - Orsogna (CH)
Tel. 0871-869765

Tra il 2 e il 24 dicembre 1943, a seguito dell'offensiva scatenata dal generale britannico Bernard Montgomery sul fiume Sangro (fine novembre 1943), con il V° Corpo d'Armata, gli alleati si spinsero verso nord con l'obiettivo di raggiungere Pescara e la strada statale che da Avezzano porta a Roma. La 2a Divisione neozelandese, guidata dal generale Freyberg, alla sinistra del V° Corpo, riuscì il 27 novembre a inoltrarsi oltre il fiume Sangro, fino a liberare il borgo di Castelfrentano, il 1° Dicembre. La veloce avanzata, favorita da un imponente appoggio aereo, sembrò aver frantumato definitivamente la 65a Divisione di fanteria tedesca. Per raggiungere Chieti, i neozelandesi avrebbero dovuto innanzitutto mettere in sicurezza il proprio fianco destro, occupando la statale ortonese e liberando Orsogna che, posto su un ripido crinale, rappresentava uno straordinario punto di osservazione verso la valle, nonché un'ottima postazione difensiva per le truppe germaniche. I tedeschi, consci di tale punto di forza, sebbene scossi dalla rapida avanzata alleata, riuscirono ad attestarsi saldamente lungo la linea difensiva Melone-Orsogna-Ortona. Convinti invece che i tedeschi fossero ormai decisi a ritirarsi più a nord, i neozelandesi posticiparono l'attacco di 24 ore, consentendo così ai difensori di rafforzare le proprie difese all'interno e intorno al paese.

Il piano d'attacco prevedeva l'impiego di sole due compagnie del 25° Battaglione di fanteria, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre. Il tentativo di conquistare il borgo fallì ben presto, grazie al contrattacco del 26° Reparto corazzato esploratori e del 26° Reggimento corazzato, che riuscirono a mettere in trappola, nella piazza principale del borgo, la pressoché totalità degli effettivi neozelandesi. I diversi tentativi di raggiungere Guardiagrele aggirando Orsogna, effettuati verso il bivio di Melone dal 22° Battaglione motorizzato, coadiuvato dal 18° Reggimento corazzato, furono bloccati dal 2° Battaglione del 1° Reggimento paracadutisti tedesco.

Dopo un incessante bombardamento aereo che distrusse gran parte di Orsogna, il 7 dicembre i neozelandesi lanciarono l'operazione in codice Torso. Il piano prevedeva l'impiego del 28° Battaglione Maori, che avrebbe attaccato verso il cimitero di Orsogna da Colle Pascuccio, e del 23° Battaglione verso la statale ortonese da Colle Sfasciata. Il 24° Battaglione avrebbe attaccato frontalmente il borgo da Colle Brecciarola, supportato dal 18° Reggimento corazzato. Il 23° Battaglione riuscì a conquistare il colle, ma non riuscì ad inoltrarsi verso la statale. Il 24° riuscì a spingersi verso l'abitato con due compagnie, ma dovette ritirarsi in quanto ai difensori si aggiunsero circa 80 uomini del 3° Battaglione del 4° Reggimento paracadutisti tedeschi, che si dimostrarono determinanti nel ricacciare le truppe neozelandesi dal borgo. L'attacco maori ebbe così alterne fortune: conquistato Colle Pascuccio, tre compagnie riuscirono a superare la statale ortonese conquistando il cimitero, per poi esserne scacciate da diversi contrattacchi tedeschi.

Il piano tattico della terza battaglia (nome in codice Florence) prevedeva - dopo un pesante bombardamento di artiglieria contro il paese e le circostanti postazioni difensive tedesche - ancora una manovra aggirante sui colli a nord-est di Orsogna. Tra l'8 e il 14 dicembre, i reparti del genio neozelandese lavorarono per migliorare le vie di comunicazione a favore dei carri del 18° e del 20° Reggimento, che avrebbero dovuto risalire i ripidi pendii non soltanto fittamente minati, ma soprattutto completamente fangosi a cause delle pessime condizioni meteorologiche. Il 21° battaglione riuscì a spingersi verso la statale e a posizionarsi oltre la linea ferroviaria che le correva parallela. Sul suo fianco sinistro anche il 23° Battaglione, nonostante le gravi perdite, si stabilì lungo la statale ortonese fino al cimitero, in attesa dei carri. Prima del loro arrivo, i tedeschi lanciarono da Arielli due pesanti contrattacchi con fanteria e mezzi corazzati. Soltanto grazie al pronto intervento di alcuni carri del 18° Reggimento la situazione si ristabilì. Nel frattempo, fu tentato dal 20° Reggimento, senza l'aiuto della fanteria, una sortita dal cimitero verso il borgo ma, sebbene alcuni carri riuscirono a infrangere le prime difese portandosi quasi a tergo del paese, la maggior parte di essi venne fermata dai cannoni tedeschi, nascosti lungo la direttrice d'avanzata.

Alle 3:15 del 16 dicembre, i tedeschi lanciarono un terzo attacco da Arielli con mezzi corazzati. La cooperazione dei fanti e dei carri alleati anche in questo caso ebbe la meglio e i reparti tedeschi dovettero ritirarsi. Non ancora terminati gli scontri nel settore del 21° e del 23° battaglione, il 20° Reggimento corazzato, con l'appoggio del 28° Maori, si lanciò nuovamente all'attacco dal cimitero verso Orsogna. Questa volta i paracadutisti del 4° Reggimento si fecero trovare maggiormente preparati. La Fanteria Maori fu quasi subito costretta a terra e i carri, senza alcun tipo di difesa contro i cannoni e le armi anticarro tedesche, non riuscirono a inoltrarsi come pianificato. Il 17 dicembre il 26° Battaglione, con uno squadrone del 20° Reggimento corazzato, cercò di penetrare da Colle Brecciarola dentro l'abitato, ma le profonde demolizioni lungo la direttrice d'avanzate, le mine anticarro e le pressoché inespugnabili postazioni tedesche all'ingresso del paese impedirono qualsiasi tipo di infiltrazione di truppe neozelandesi.

Il piano della quarta battaglia (Operazione Ulysses) prevedeva di continuare l'avanzata verso i crinali a nord di Orsogna paralleli alla statale e di lanciare un nuovo attacco corazzato verso Orsogna dal cimitero. I tedeschi, dopo la terza battaglia, avendo mantenuto il possesso di Orsogna, lasciarono però la parte di statale di fronte a Colle Pascuccio e Sfasciata in mani neozelandesi, ritirandosi ordinatamente sui crinali che i neozelandesi volevano occupare. Le pessime condizioni atmosferiche dell'inverno 1943, un terreno pressoché inagibile per i movimenti della fanteria e dei mezzi corazzati, unitamente alla stanchezza delle già provate truppe neozelandesi furono determinanti nel fallimento dell'intera operazione. L'abilità dei paracadutisti tedeschi non consentì ancora una volta di far procedere i carri neozelandesi verso Orsogna. L'unica conquista fu un crinale parallelo al torrente Arielli. Con la fine della quarta battaglia le operazioni militari ad Orsogna entrano in una fase di stallo, che si interromperà soltanto nel giugno del 1944. Le truppe neozelandesi e dei paracadutisti tedeschi si sarebbero rincontrati ancora nel mese di febbraio, sotto le pendici del monastero di Montecassino.

Ricetta: Pizz' e ffuje del borgo di Orsogna

Una ricetta tipicamente invernale ma deliziosa anche con un clima più caldo. Una pizza di farina di granturco e verdure adatta anche ai vegetariani

Torre di Bene

Strada Statale 538, 32

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