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Mazara del Vallo

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Uno sguardo a Mazara del Vallo

Mazara del Vallo

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Mazara del Vallo

Il grande borgo di Mazara del Vallo è affacciato sul Mar Mediterraneo, in Sicilia. Sito alla foce del fiume Màzaro, dista meno di 200 km dalle coste tunisine del Nord Africa. Il vecchio centro storico, un tempo racchiuso dentro le mura normanne, include numerose chiese monumentali, alcune risalenti all'XI secolo. Presenta i tratti tipici dei quartieri a impianto urbanistico islamico tipico delle medine, chiamato Casbah (anche Kasbah), di cui le viuzze strette sono una specie di marchio di fabbrica.

I primi insediamenti umani nel territorio mazarese risalgono al paleolitico superiore, presso Roccazzo, dove sono state rinvenute tracce di grattatoi, bulini, lame di selce e altri prodotti artigianali. Successivi insediamenti, risalenti al mesolitico, sono stati rinvenuti presso i Gorghi Tondi. Si hanno testimonianze di insediamenti umani anche durante il neolitico, con le tombe a grotticella, e durante l'eneolitico, con diversi insediamenti capannicoli e necropoli. Durante l'età del bronzo gli insediamenti si concentrarono lungo le valli del Mazaro e dell'Arena, nelle contrade Gattolo, Granatelli e Malopasso. Intorno al 1000 a.C. i Sicani della zona lasciarono tombe monumentali a dromos. Nell'XI secolo a.C. si hanno i primi contatti con i Fenici, che trovano in Mazara un luogo ideale per effettuare soste durante i lunghi viaggi verso la Spagna. Inizialmente furono transitorie, successivamente fondarono un emporio, con stabilimenti e depositi permanenti, come testimoniato dai vasi, vetri e monete di origine fenicia ritrovati tra la foce del Mazaro e Capo Feto. altri resti che confermano la presenza fenicia a Mazara si hanno negli scavi nel Palazzo dei Cavalieri di Malta, che si affaccia ad appena pochi metri dalla foce del Mazaro. Ma solo durante il periodo greco-selinuntino la città divenne un centro urbano organizzato, un fiorente emporio di Selinunte, un primo periodo di grande espansione della città, tanto che venivano coniate monete proprie con la scritta ἐμπόριον (empòrion). Distrutta Selinunte ad opera dei Cartaginesi nel 409 a.C., Mazara attraversò un periodo di un 150 anni circa ora sotto la dominazione siracusana, ora sotto quella cartaginese, fino alla conquista dell'isola da parte di Roma. Il periodo punico e romano è testimoniato dall'abbondanza di ritrovamenti in città: sarcofagi, urne cinerarie, lapidi funerarie, mosaici, e ville romane. È in questo periodo che il cristianesimo muove i primi passi in città, ed è in questo periodo che nasce San Vito. Il più probabile luogo di riunione dei primi proseliti della nuova religione furono le grotte di San Bartolomeo, in contrada Miragliano.

Le incursioni dei Vandali e dei Goti non risparmiarono la città, che visse un periodo di decadenza socio-economica e demografica. Solo nel 533, quando Belisario, alla guida dei Bizantini, sconfisse i Vandali, la città ritrovò un clima di tranquillità, cominciando a ripopolarsi. L'eccessiva pressione fiscale della nuova dominazione, però, ostacolò l'allora nascente commercio ed artigianato locale. Fu solo con i musulmani d'Ifriqiya, Arabi e, soprattutto, Berberi, sbarcati a Capo Granitola, nei pressi di Mazara il 16 giugno 827, che si ebbe il risveglio economico della città, che divenne il più grosso centro giuridico della Sicilia e un importante punto commerciale, artistico e letterario. Nel 1072, con i Normanni, la città vide l'edificazione della Cattedrale, e l'istituzione di una nuova Diocesi. Nel periodo dal 1093 al 1097, divenne sede governativa e dimora del conte Ruggero. Nel 1154 il geografo Idrisi soggiornò a Mazara, e la descrisse nel libro di Ruggero. Dopo i Normanni, la città conobbe un nuovo periodo di depressione: Federico II di Svevia nel 1216 decise di trasferire tutti i musulmani presenti sul territorio nella Piana di Lucera, in Puglia, nuocendo gravemente alla locale produzione agricola ed artigianale. Neanche con la successiva dominazione angioina le cose cambiarono. Sul finire del 1317, re Federico III d'Aragona con tutta la sua corte fissò la propria dimora nella città. Tornato a Palermo, nel luglio 1318 emanò una serie di provvedimenti che poche città dell'epoca potevano vantare: abolì i tributi dei baroni sulle vettovaglie, concesse l'uso della legna nelle foreste di Berrybaida e di Castelvetrano, istituì una fiera franca della durata di 30 giorni.

La città conobbe anche un periodo di dominio signorile, sotto i Peralta (1392-1397), i conti Cabrera (1418-1445), il duca di Calabria Ferdinando (1450-1479), la regina Giovanna (1479-1518) ed infine il conte Cardona (1521-1531). Durante questo periodo storico, la città dovette riscattare la propria libertà per ben due volte, a proprie spese, ritornando al Regio Demanio, sotto il quale conobbe, nel Seicento, anni di miseria, culminati nel tumulti del 1647. Nel secolo successivo la città partecipò con entusiasmo ai moti indipendentistici del 1820, 1848 e 1860, e durante il plebiscito del 21 e 22 ottobre 1860, i cittadini sottoscrissero l'unità nazionale, con soli venti elettori contrari. Seguì un periodo di depressione economica e demografica, iniziato con i flussi migratori verso gli Stati Uniti d'America, l'Australia e gli stati del Sud America, e culminato con la prima guerra mondiale. Tra il 1920 e il 1930, la flotta remo-velica divenne una flotta a propulsione meccanica, e questo determinò un aumento del pescato. La seconda guerra mondiale sospese, momentaneamente, lo sviluppo economico della città, che riprese subito dopo la fine dell'evento bellico.

L'immigrazione tunisina in Sicilia è iniziata intorno alla fine degli anni sessanta, dopo poco meno di un millennio dalla vittoria decisiva sui musulmani del Conte Ruggero il Normanno nell'anno 1073, che riconquistò l'isola. Malgrado l'opera di trasformazione compiuta da parte dei Normanni, la città di Mazara conserva ancora oggi moltissime caratteristiche distintive della cultura arabo-berbera. Il segno più evidente è l'impronta islamica del tracciato viario dell'antica città araba, oggi chiamato "Kasbah": vicoli e strade piccole e tortuose, che si dipartono da un asse centrale e portano a numerosi cortili, dove si aprono gli accessi alle abitazioni.

Comune di Mazara del Vallo
Provincia di Trapani
Regione Sicilia

Abitanti: 51.718
Altitudine centro: 8 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
Città del bio
Città del pesce di mare
Città del vino
Strada del Vino e dei Sapori Val di Mazara

Aree naturali protette:
Riserva naturale Lago Preola e Gorghi Tondi

Comune di Mazara del Vallo
Via Carmine - 91026 Mazara del Vallo (TP)
Tel. 0923-671413

Sgarbi propone di portare il Satiro Danzante a Vinitaly 2018

L’Assessore ai Beni Culturali vuole portare la celebre statua a Verona, nel padiglione che ospiterà le cantine siciliane dal 15 al 18 aprile 2018.

Museo del Satiro Danzante

Piazza Plebiscito, 7

Prossimi eventi o in corso

  • Rito dell'Aurora - Domenica di Pasqua
    21-04-2019
    Ricorrenze religiose

    Aggiungi al tuo calendario 2019-04-21 2019-04-21 Europe/Rome Rito dell'Aurora - Domenica di Pasqua Nel corso della mattinata della domenica di Pasqua, in Piazza della Repubblica ha luogo il Rito dell'Aurora: un rito religioso che festeggia la risurrezione di Gesù. In provincia di Trapani si celebra solo a Mazara e a Castelvetrano, introdotta dai padri Carmelitani Scalzi non prima del 1667, anno in cui si insediarono in città. In alcuni comuni della Sicilia e della Calabria viene chiamata Affrontata. Poco prima delle ore nove, un Cristo risorto, avvolto da un manto rosso e con una bandiera bianca, viene condotto dalla chiesa di Santa Caterina, fin sotto l'ingresso di Piazza della Repubblica, sotto il passaggio che unisce la Cattedrale al Palazzo Vescovile. Allo stesso tempo, una Madonna vestita di bianco e avvolta da un manto nero, preceduta da altri dodici confratelli della stessa compagnia, viene condotta all'altro capo della piazza, sulla via XX Settembre. Ad un dato segno, il Cristo e la Madonna, cui è stato tolto il mantello nero, vengono portati al centro della piazza, e, a breve distanza l'uno dall'altra, si inchinano tre volte. Nel frattempo, dalla statua della Madonna, che è cava, vengono liberate delle colombe bianche. Inizia quindi la processione che riporterà le statue alle rispettive chiese: davanti i confratelli, successivamente il Cristo e, più dietro, la Madonna. Prima del 1864, anno in cui venne abolita quest'usanza, nel bel mezzo del rito dall'allora via Maestranza, oggi via Garibaldi, sbucava un uomo, la Morte della Pasqua, vestito con un sacco di tela gialla, su cui era dipinto uno scheletro in nero, con in mano una falce e una cesta. Questo passava tra la folla, e toglieva ai bambini il campanaro, un tipico dolce locale, e qualunque cosa avessero tra le mani, col tacito consenso dei genitori. Questo personaggio passava anche nelle botteghe di generi alimentari, prendendo sempre qualche cosa. Questo rito viene ricordato anche da alcuni modi di dire comuni in città: Sarvatìllu pi la matina di Pasqua (conservalo per la mattina di Pasqua), usato una volta per indicare un capo di vestiario fuori uso, perché durante il rito dell'Aurora si indossavano accessori che si vedevano solo in quella ricorrenza; Ficiru l'arora (hanno fatto l'Aurora), si dice di due persone che non si vedono da tempo e che corrono l'una incontro all'altra. Mazara del Vallo

    Nel corso della mattinata della domenica di Pasqua, in Piazza della Repubblica ha luogo il Rito dell'Aurora: un rito religioso che festeggia la risurrezione di Gesù. In provincia di Trapani si celebra solo a Mazara e a Castelvetrano, introdotta dai padri Carmelitani Scalzi non prima del 1667, anno in cui si insediarono in città. In alcuni comuni della Sicilia e della Calabria viene chiamata Affrontata. Poco prima delle ore nove, un Cristo risorto, avvolto da un manto rosso e con una bandiera bianca, viene condotto dalla chiesa di Santa Caterina, fin sotto l'ingresso di Piazza della Repubblica, sotto il passaggio che unisce la Cattedrale al Palazzo Vescovile. Allo stesso tempo, una Madonna vestita di bianco e avvolta da un manto nero, preceduta da altri dodici confratelli della stessa compagnia, viene condotta all'altro capo della piazza, sulla via XX Settembre. Ad un dato segno, il Cristo e la Madonna, cui è stato tolto il mantello nero, vengono portati al centro della piazza, e, a breve distanza l'uno dall'altra, si inchinano tre volte. Nel frattempo, dalla statua della Madonna, che è cava, vengono liberate delle colombe bianche. Inizia quindi la processione che riporterà le statue alle rispettive chiese: davanti i confratelli, successivamente il Cristo e, più dietro, la Madonna. Prima del 1864, anno in cui venne abolita quest'usanza, nel bel mezzo del rito dall'allora via Maestranza, oggi via Garibaldi, sbucava un uomo, la Morte della Pasqua, vestito con un sacco di tela gialla, su cui era dipinto uno scheletro in nero, con in mano una falce e una cesta. Questo passava tra la folla, e toglieva ai bambini il campanaro, un tipico dolce locale, e qualunque cosa avessero tra le mani, col tacito consenso dei genitori. Questo personaggio passava anche nelle botteghe di generi alimentari, prendendo sempre qualche cosa. Questo rito viene ricordato anche da alcuni modi di dire comuni in città: Sarvatìllu pi la matina di Pasqua (conservalo per la mattina di Pasqua), usato una volta per indicare un capo di vestiario fuori uso, perché durante il rito dell'Aurora si indossavano accessori che si vedevano solo in quella ricorrenza; Ficiru l'arora (hanno fatto l'Aurora), si dice di due persone che non si vedono da tempo e che corrono l'una incontro all'altra.

  • Il festino di San Vito (seconda metà di Agosto)
    Dal 15-08-2019
    Al 31-08-2019
    Feste patronali

    Aggiungi al tuo calendario 2019-08-15 2019-08-31 Europe/Rome Il festino di San Vito (seconda metà di Agosto) La statua argentea del santo portata in processione durante 'u fistinu, con i marinai in costume tradizionale. Tradizione fortemente sentita dai mazaresi è 'u fistinu di Santu Vitu, (il festino di San Vito), una celebrazione in onore del patrono della città. Tali festeggiamenti hanno origine nel XVII secolo, quando, il 23 agosto 1614, i giurati Deliberano di aggiungere al Santissimo Salvatore, già patrono della città, il concittadino San Vito come compatrono. Tale deliberazione venne poi approvata l'8 settembre dello stesso anno dall'allora vescovo, monsignor Marco La Cava. Le celebrazioni, inizialmente tenute nei quattro giorni precedenti il 15 giugno, vennero successivamente spostate tra la penultima e l'ultima settimana di agosto. Tradizionalmente il festino si apre con l'Annunzio, un corteo in abiti seicenteschi che si snoda per le vie della città, ed effettua delle soste per permettere all'araldo di proclamare l'annuncio. Nei giorni successivi all'annunzio avviene la processione storico-ideale a quadri viventi, che illustra le vicende di San Vito e dei suoi educatori Modesto e Crescenzia. Apre la processione la figura dell'antico stemma della città: una donna, con in mano una coppa, nell'atto di nutrire un serpente (nutrit alios et spernit suos). Seguono tre carri allegorici che rappresentano le virtù, che, secondo la tradizione, vengono attribuite al santo: Fede, Speranza e Fortezza. A questi seguono i quadri viventi, che rievocano la vita del santo: Il primo rappresenta la famiglia di Vito, con il padre Ila e Vito stesso, circondati da servi e ancelle; Il secondo rappresenta la corte imperiale romana, con Diocleziano e la figlia Valeria guarita dal santo, che sfilano tra i senatori e il governatore romano Valeriano; Il terzo rappresenta la comunità cristiana di Roma, con il papa Marcellino circondato da sette diaconi. Il quarto rappresenta Vito all'età del martirio tra Modesto e Crescenzia, e dietro di loro ancelle recanti le palme, segno del martirio, gli angeli e il carnefice. Chiude la processione il carro con la statua argentea del Santo, trainato da pescatori mazaresi in costume tradizionale. I festeggiamenti si concludono con l'imbarco della statua su un peschereccio, la Benedizione del Mare e il lancio di una corona d'alloro in acqua, in memoria dei marinai mazaresi morti in mare. Mazara del Vallo

    La statua argentea del santo portata in processione durante 'u fistinu, con i marinai in costume tradizionale. Tradizione fortemente sentita dai mazaresi è 'u fistinu di Santu Vitu, (il festino di San Vito), una celebrazione in onore del patrono della città. Tali festeggiamenti hanno origine nel XVII secolo, quando, il 23 agosto 1614, i giurati Deliberano di aggiungere al Santissimo Salvatore, già patrono della città, il concittadino San Vito come compatrono. Tale deliberazione venne poi approvata l'8 settembre dello stesso anno dall'allora vescovo, monsignor Marco La Cava. Le celebrazioni, inizialmente tenute nei quattro giorni precedenti il 15 giugno, vennero successivamente spostate tra la penultima e l'ultima settimana di agosto. Tradizionalmente il festino si apre con l'Annunzio, un corteo in abiti seicenteschi che si snoda per le vie della città, ed effettua delle soste per permettere all'araldo di proclamare l'annuncio. Nei giorni successivi all'annunzio avviene la processione storico-ideale a quadri viventi, che illustra le vicende di San Vito e dei suoi educatori Modesto e Crescenzia. Apre la processione la figura dell'antico stemma della città: una donna, con in mano una coppa, nell'atto di nutrire un serpente (nutrit alios et spernit suos). Seguono tre carri allegorici che rappresentano le virtù, che, secondo la tradizione, vengono attribuite al santo: Fede, Speranza e Fortezza. A questi seguono i quadri viventi, che rievocano la vita del santo: Il primo rappresenta la famiglia di Vito, con il padre Ila e Vito stesso, circondati da servi e ancelle; Il secondo rappresenta la corte imperiale romana, con Diocleziano e la figlia Valeria guarita dal santo, che sfilano tra i senatori e il governatore romano Valeriano; Il terzo rappresenta la comunità cristiana di Roma, con il papa Marcellino circondato da sette diaconi. Il quarto rappresenta Vito all'età del martirio tra Modesto e Crescenzia, e dietro di loro ancelle recanti le palme, segno del martirio, gli angeli e il carnefice. Chiude la processione il carro con la statua argentea del Santo, trainato da pescatori mazaresi in costume tradizionale. I festeggiamenti si concludono con l'imbarco della statua su un peschereccio, la Benedizione del Mare e il lancio di una corona d'alloro in acqua, in memoria dei marinai mazaresi morti in mare.

Eventi passati

  • FLAC - SanLorenzo Tour2018
    Dal 20-04-2018
    Al 21-04-2018
    Concerti

    La band siciliana torna in tour in Europa tra Francia, Svizzera e Italia.
    ingresso libero

  • Fiera del Ponente
    Dal 14-07-2018
    Al 22-07-2018
    Festival

    Ogni sera sul palco allestito per la manifestazione, sfilate, canti e balli .
    Ingresso Gratuito

  • Blue Sea Land – Expò dei Cluster del Mediterraneo, Africa e Medioriente
    Dal 04-10-2018
    Al 07-10-2018
    Festival

    L’Expo Blue Sea Land rappresenta un’importante laboratorio di diplomazia economica, sociale, culturale ed enogastronomica

Altri eventi

  • Mercato settimanale: ogni mercoledì, in centro;
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