Borghi magazine ~ Alla scoperta dei tesori e delle eccellenze italiane

© 2018 - Tutti diritti riservati

Dana. La bella del deserto

Dana. La bella del deserto

Un villaggio in pietra che ha origine nel XV secolo. Uno scenario da Mille e una notte. Un presepe color sabbia circondato da rocce, montagne e cespugli. Situato all’interno di una riserva naturale dove si studia l’utilizzo delle erbe officinali e gli abitanti sono coinvolti nella produzione di oggetti di artigianato e di cibi biologici. Nella riserva sono stati contati un centinaio di siti archeologici che vanno dal periodo nabateo a quello islamico.

Vi è mai successo di restare ipnotizzati dal colore turchese di una lucertola? Di attraversare un paesaggio fantastico di rocce, gole e canyon, sui cui cespugli svolazzano felici gli uccellini? Di cenare in una tenda in mezzo a un deserto di rocce e poi uscire nel silenzio a guardare un cielo così grande che sembra avvolgerci e proteggerci con la sua infinita bellezza? A tre ore di macchina da Amman e a due e mezza dal Mar Rosso, si trova la Riserva della Biosfera di Dana, dove questa beatitudine diventa esperienza. Esperienza di natura – la riserva è un’importante fonte di biodiversità con le sue quasi 700 specie di piante e 500 di animali – e di cultura: è infatti gestita dalla RSCN (Royal Society for the Conservation of Nature), che sta cercando di riportare la presenza umana nella zona del Wadi Faynan (lo uadi, wadi in arabo, è il letto o il canyon di un corso d’acqua nelle regioni desertiche). È in particolare l’antico villaggio ottomano di Dana, abbandonato da una generazione, su cui si sta concentrando il recupero della memoria storica nell’area della Riserva. La quale è caratterizzata da un sistema di wadi e montagne che dai 1700 metri di altitudine massima degli altipiani della Rift Valley arriva fino alla depressione desertica del Wadi Araba, 50 metri sotto il livello del mare. Questa zona è ricca di siti archeologici dei periodi paleolitico, nabateo, romano, bizantino e islamico. Nella parte sud della riserva, il sito di Feinan con le sue miniere di rame di epoca nabatea è una delle più importanti testimonianze della storia della Giordania.

Dana si trova in prossimità della Strada dei Re, nell’estremità est della Riserva, a un’altitudine di 1100 metri, e domina l’omonima valle dall’alto di un precipizio. Si parte dal Centro Visitatori della Riserva e si arriva al villaggio a piedi camminando alcune ore. Tra scarpate di roccia rossa e falesie d’arenaria, si può seguire il sentiero del Rummana (significa «melograno») che costeggia le gole e i pinnacoli pietrosi del Wadi Dana su cui si librano in volo i grifoni. Oppure il sentiero del Wadi Dana sul tracciato delle vecchie piste di pascolo beduine. O ancora il sentiero della Cupola Bianca che, superando le scarpate del wadi, collega il campeggio di Rummana con i giardini terrazzati del villaggio. Arrivando da questa parte, si ha la sensazione di essere dentro una visione. Dana è un presepe color sabbia circondato da rocce, montagne e verdi cespugli. Le sue case diroccate di pietra e legno di cipresso, intonacate col fango, dai tetti piatti, sono tutt’uno col paesaggio. Il villaggio sembra quasi scendere dentro la spaccatura del wadi. Dana dal XVI o XVII secolo viveva grazie alle sue tre fonti d’acqua e alla terra buona per il pascolo. Una trentina d’anni fa quasi tutti gli abitanti l’hanno abbandonata, attratti dalla possibilità di lavoro in un cementificio più a valle. Per arginare il fenomeno, è stata creata la Riserva, e subito la RSCN ha iniziato a ristrutturare le vecchie case e a incentivare l’ecoturismo come forma di conservazione della natura e di reddito per gli abitanti. Quando gli artigiani e i commercianti saranno tornati a Dana, la battaglia si potrà dire vinta. La battaglia più bella che combatte il Medio Oriente.

Alla cinquantina di famiglie della Riserva è consentito pascolare il bestiame solo in alcuni periodi dell’anno per non danneggiare la vegetazione. Le donne beduine sono passate dall’allevamento delle capre, nocivo per l’ambiente, alla fabbricazione di candele, gioielli d’argento, oggetti di cuoio o ceramica, saponi all’olio d’oliva, marmellate, tisane, che vendono ai turisti tramite il Feynan Ecolodge. Il turismo è rigorosamente ecologico: si fa trekking, si va a piedi (tranne per i tratti in cui serve un automezzo) e si dorme nelle tende bianche del campeggio di Rummana. Passeggiando per questi sentieri, può capitare di imbattersi in un antico forno, essere invitati a prendere il tè da una famiglia beduina, visitare un laboratorio dove le donne lavorano l’argento. Nel caldo infuocato, è riposante la vista dei fiori rosa degli oleandri, dei giardini di canne, degli alberi centenari – olmi, cipressi, acacie, ginepri – di una natura da «Mille e una notte». Nei giardini terrazzati gli agricoltori coltivano l’ulivo, il fico, le erbe aromatiche. E sembra incredibile che nella vicina Siria ci sia l’inferno.

ALTRE IN BORGHI ALTROVE :