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Počitelj, meraviglia di pietra sulla Neretva

Počitelj, meraviglia di pietra sulla Neretva

E' passato poco più di un anno dai due anniversari che simboleggiano la sofferta riappropriazione di un’identità di tolleranza e integrazione tra i popoli: i 25 anni di indipendenza della Bosnia-Erzegovina dalla Federazione Jugoslava e i 135 anni dalla nascita del più illustre scrittore balcanico, Ivo Andrić. I due anniversari si incrociano a Počitelj, porta del nuovo stato bosniaco, mescolanza di popoli, sentinella sul fiume Neretva, luogo d’arte e di artisti. Dopo 25 anni dall’assedio di Sarajevo, la Bosnia-Erzegovina prova a vivere un’esistenza normale, pur lacerata dalle ferite della memoria e dalla crisi economica.

La seconda ricorrenza che ci porta a Počitelj sono i 135 anni dalla nascita di Ivo Andrić. Nel 1945 pubblicò Il ponte sulla Drina, dove raccontava la rivalità tra etnie e religioni, mitigate dallo storico ponte fluviale; nel 1961 gli fu conferito il Premio Nobel. Dopo il Nobel, Andrić espresse il desiderio che la “città di pietra”, come la definiva Počitelj, diventasse sede di un esperimento artistico. Appoggiato anche dal governo jugoslavo, vide così nascere la Colonia Artistica Statale di Pocitelj. Una crescente comunità internazionale di pittori, scultori, scrittori e musicisti vi trovarono, da allora, ispirazione, “contaminandosi” reciprocamente. In questo borgo Vittorio Miele dipinse le case ottomane in intensi pastelli, Safet Zec vi aprì una casa-studio dove insegnava il “realismo poetico”, Ivo Andrić gli dedicò una novella uscita postuma.

Počitelj appartiene al comune di Čapljina, nel cantone dell’Erzegovina-Neretva. La struttura urbana è sobria, la dimensione è contenuta: un quadrilatero trasversale di forse sei ettari; una collina degradante, appesa come un lenzuolo a due rocce sporgenti; una cinquantina di case sparse, inframezzate da alberi e giardini terrazzati; un perimetro chilometrico di mura abbattute, abbassate, soppiantate dagli edifici; due castelli in rovina sugli opposti pendii. Eppure Počitelj incanta fin dal primo sguardo.

Perché è il tangibile incontro di due antiche civiltà architettoniche, fuse da oltre 500 anni, in mirabile e raro equilibrio. Quella balcanico-medievale caratterizza l’incombente città fortificata, con le mura residuali che scalano la collina da ambo i lati, fino alle torri di retroguardia e al nascosto camminamento sommitale. La civiltà turco-imperiale marca le forme della struttura urbana, costruita intorno alla monumentale moschea di Shishman Ibrahim Pasha del 1562, e scenograficamente contornata da edifici pubblici civili e religiosi: medresa (scuola coranica) in alto, imaret (cucina pubblica), haman (bagno pubblico), han (caravanserraglio) in basso. Qui gli edifici civili uniscono lo stile moresco a materiali e tecniche dell'area.

Inserita dal 2007 nella “lista propositiva” dell'UNESCO, Počitelj è in attesa del riconoscimento di patrimonio mondiale dell’Umanità. Non appena si parcheggia nell’acciottolata piazza, circondata da caffè e ristoranti, ci si accorge che la città è orientata verso il fiume, che scorre oltre la strada. D’impatto si viene attratti come un magnete dall’affascinante trinità di architetture che svettano in cielo. Da sinistra a destra: la torre medievale di Gavran-Kapetanovic, fulcro del cassero, amata dai suoi abitanti quale protettrice del luogo; l’affusolato e centrale minareto della moschea; l’elegante torre dell’orologio dove si incontra lo stile mediterraneo con la funzionalità del richiamo musulmano alla preghiera. Si sale al centro per due parallele stradine lastricate, incontrando a sinistra le cupole della medresa. Le case intorno sono in pietra a due piani, le più importanti con il secondo a sporto e gli inserti in legno. Tra di esse si distingue sulla destra la casa del governatore, lo stesso Gavran-Kapetanovic, ancora oggi sede della comunità degli artisti, riattivatasi dopo la guerra. La moschea è adiacente. Si entra nel panoramico cortile come in un museo animato da guide, fedeli, venditori ambulanti intorno allo splendido portico. Dopo la ricostruzione, molti resti originali, come capitelli e decorazioni, sono in mostra in un’area angolare. Rappresentano ora una visione straniante.

ph. Tiziana Tedeschi

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