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Sanvincenti. Un luogo solitario nelle campagne d'Istria

Sanvincenti. Un luogo solitario nelle campagne d'Istria

Venire in Istria è come fare un viaggio a ritroso verso un passato che era italiano, ed è rimasto aggrappato a un vuoto. Ma non si può restare in eterno aggrappati a un vuoto (di cultura): dunque, l’Istria ha risvegliato la sua anima rurale, che era slava, e quella marinara, veneziana. Tra mare e campagna c’è lo snodo essenziale: la ristrettezza dello spazio coltivabile ha spinto nei secoli i contadini verso l’Adriatico. I commerci lungo i litorali hanno seguito le tracce delle civiltà più antiche, e l’eredità di Venezia - simboleggiata dal leone di San Marco che fa capolino ovunque in Istria - incrocia l’eredità del mondo balcanico. A meno di 30 km da Pola e dal mare, abbiamo scovato questo paesino, Sanvincenti, di cui ci ha subito colpito la bella piazza. La Serenissima si era impossessata di questi luoghi nel 1515.

Svetvinčenat è il nome croato, Sanvincenti quello italiano. Siamo arrivati qui in una giornata stranamente fredda e grigia di inizio estate, l’ultima trascorsa. Abbiamo aspettato la fine della pioggia in un bar-trattoria, prendendo questi brevi appunti.

Si viaggia per una cartografia imprecisa, per luoghi fantasma che quasi non hanno punti cardinali. Sanvincenti è un locus solus, un posto solitario scovato in fondo a campagne ondulate e tranquille, che la pioggia estiva trasfigura creando panorami d’autunno. La chiesa parrocchiale dell’Annunciazione specchia nelle pozzanghere la sua facciata d’inizio Cinquecento che pare uscita dalla matita di un bambino. Siamo venuti qui a vedere la piazza rinascimentale, una delle più belle dell’Istria.

La pioggia è esausta ma non cessa completamente. Aspettiamo in un bar, circondati da persone cordiali che comprendono quasi tutte la lingua italiana. Simpatia a prima vista, e l’anima slava si rivela nelle canzonette popolari trasmesse alla radio. Vista da qui, dal deposito di tristezza di queste canzoni, l’Istria sembra soffrire di una vedovanza infinita, dopo il distacco dall’Italia. Forse esageriamo, e per discolparci diciamo che qui le campagne sono quasi più belle che da noi, più armoniose perché meno costruite; e la ruralità è ancora un valore. A Sanvincenti in autunno c’è la festa del vino novello; poco distante, i campi di lavanda di Pekici ci ricordano che questa è una regione mediterranea.



Ma è la piazza che amiamo: la piazza con la chiesa, la loggia municipale settecentesca e la mole di pietra grigia del castello, costruito nel Trecento dai signori di Pola e ristrutturato nel 1589 dal veneziano Marino Grimani. Un altro elemento che rende gradevole la piazza è il pozzo del 1808, anche questo uno dei più belli della regione. Sulla piazza del castello nel 1632 fu bruciata viva una giovane accusata di stregoneria: probabilmente aveva avuto una relazione amorosa con qualcuno della famiglia Grimani.

Come si vede bene dall’esterno, la prospettiva del castello Morosini-Grimani è delimitata ai lati da due torri cilindriche che ne fanno uno scenario perfetto per lo spettacolo. Non a caso, il borgo ospita in estate rassegne di teatro, danza e di etno-jazz.

Finita la pioggia, c’è solo il canto degli uccelli a riempire il vuoto.

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