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Spagna: Aria di montagna a Puertomingalvo

Spagna: Aria di montagna a Puertomingalvo

Questo sperduto villaggio nella provincia di Teruel, in Aragona, è classificato ne Los Pueblos más Bonitos de España, i borghi più belli di Spagna. E’ una piccola sinfonia di pietra nella natura montuosa e selvaggia del Parco Culturale del Maestrazgo, appartenente alle terre aride della Cordillera. Già abitato in età romana e dominato dal castello strappato agli arabi nel 1181, Puertomingalvo è un luogo dal fascino strano, dove è bello passeggiare in solitudine tra le strade strette, senz’altro pensiero che riempirsi gli occhi di vento, montagna e panorami. Passeggiare per le sue stradine silenziose guardando i balconi, le gronde di legno dei tetti, i conci di pietra da taglio, il panorama dal castello o dal Portal Alto, è un’esperienza da fare. E se vogliamo conoscere meglio la natura di queste brulle alture, possiamo costeggiare il rio Linares fino alla cascata dell’Arquero.

Di cosa è fatto Puertomingalvo? Di vento, silenzio e pietra. Così ci accoglie questo villaggio di 120 abitanti nel Gúdar–Javalambre, una delle 33 comarche (unioni di comuni della stessa provincia) in cui è suddivisa l’Aragona. Siamo in pieno Parco Culturale del Maestrazgo, uno dei territori più affascinanti della Spagna orientale. A Puertomingalvo l’aria di montagna – ci troviamo a 1456 metri d’altitudine – non impedisce di scorgere il mare in lontananza nei giorni chiari. Per farlo, bisogna uscire dal paese e salire all’eremo trecentesco di Santa Barbara. Siamo venuti quassù che c’erano ancora i festoni e le bandierine delle feste estive: ci siamo quindi persi il pellegrinaggio agli inizi di giugno, quando camminando tra i prati verdi dal paese si raggiunge l’eremo cinquecentesco di San Barnaba.

Terra di frontiera, il Maestrazgo. Gli influssi arabi sono evidenti già nel toponimo Puertomingalvo, composto dal latino portum, nel senso di «passo di montagna», e dal nome del re musulmano Ibn-Galbon. L’importanza militare del luogo si legge nei resti del bastione costruito con mattoni dell’epoca degli Almohadi. Il castello, strappato agli arabi con la conquista aragonese del 1181, risale nella sua forma attuale alla metà del XIII secolo. Posto nella parte alta del borgo su uno sperone di roccia calcarea, è oggi utilizzato, nella parte che rimane, come scenario per spettacoli nel patio interno, mentre il torrione più alto - la torre dell’Omaggio - ospita una collezione di vecchi oggetti consumati dal tempo.

L’Ayuntamiento, cioè il municipio, tutto in conci di pietra da taglio, è del XIV secolo e rappresenta uno degli esempi più significativi dell’architettura gotica civile della provincia di Teruel. A proteggere dall’alto le bifore della facciata, c’è la bellissima gronda di legno intagliato del tetto. L’alero de madera è tipico dell’architettura rinascimentale aragonese e riprende la tradizione araba del legno decorato per i tetti, capace di ingentilire le severe costruzioni gotiche. Nelle vecchie prigioni del municipio è ospitato un centro di documentazione sui castelli del Maestrazgo.

Archi, portali, balconcini in ferro battuto, finestre gotiche nobilitano questo piccolo borgo rurale circondato da mura, al quale si arriva attraverso tortuose strade di montagna contornate di muretti a secco. Balcone del Maestrazgo, Puertomingalvo dall’alto del suo castello sorveglia il paesaggio severo e, in estate, brullo, della sierra di Gudar, che ben si sposa con la pietra: la sua bella piedra de sillería in blocchi rettangolari.

Con passo tranquillo, sotto un cielo di colori indecisi, passeggiamo tra le vecchie case. Il silenzio è il segno che la storia ti ha dimenticato, Puertomingalvo. In Calle del Horno, i panni stesi ad asciugare sui balconi gareggiano in leggerezza con i festoni svolazzanti di una fiesta già conclusa. Passiamo davanti a una casa del 1680 e ad altre con le tende di perline. Entriamo in un laboratorio di ceramica. Ci fermiamo davanti al portale della settecentesca chiesa della Purificazione. Ammiriamo edifici che sono delle sinfonie di pietra, come l’Ospizio di Santa Maria delle Grazie, istituzione benefica fondata nel 1615, e la Casa Llorens, rinascimentale nell’aspetto esterno e barocca nella decorazione, con il suo elegante scudo nobiliare e il magnifico cornicione di legno scolpito. Si notano inoltre nel borgo dettagli sorprendenti di architettura popolare, come le iscrizioni sugli architravi e la maniglia a forma di fallo per aprire chissà quale porta.

ph. Claudio Bacilieri

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