Borghi magazine ~ Alla scoperta dei tesori e delle eccellenze italiane

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Morella (Spagna) - Il castello del Cid

Morella (Spagna) - Il castello del Cid

Vi si giunge attraversando burroni, pinete e boschi di querce, in un paesaggio di alture che può essere contemplato a volo d’uccello proprio dal castello, posto nel punto più alto a mille metri d’altitudine.

La massa tremula delle nuvole ha accompagnato per tutta la giornata il nostro passaggio a Morella, uno dei posti più affascinanti della provincia di Castellón e dell’intera Comunità Valenciana. Come farfalle spente, la notte è scesa all’improvviso. Si è fatto presto buio ma, il tempo di uscire dal ristorante, dove abbiamo mangiato zuppa morellana e spalla d’agnello al forno, e una visione da Mille e una notte squarciava il cielo: le mura illuminate e in cima, prezioso diamante, la fortezza araba.

La fortezza di Morella

Un labirinto di strade concentriche e radiali conduce alla fortezza che quasi non si distingue dalla roccia su cui è costruita. La fortificazione attuale risale al XIII secolo e comprende il palazzo del governatore, la piazza d’armi, le prigioni e una torre. Morella passò sotto la corona d’Aragona nel 1232, dopo essere stata a lungo contesa da cristiani e musulmani. E proprio durante la dominazione araba la fortezza ha avuto i suoi giorni di gloria, se è vero che è stata ricostruita da El Cid, il grande condottiero della Reconquista, protagonista di una battaglia da queste parti, nel 1084.

Arcipretale di Santa Maria

Ai piedi del castello, la gotica chiesa Arcipretale di Santa Maria, consacrata nel 1318, si presenta con due magnifici portali, quello degli Apostoli (XIV secolo) e quello delle Vergini (XV secolo). L’interno custodisce un bellissimo coro dei primi decenni del Quattrocento, cui si accede con una scala a chiocciola scavata nella pietra e decorata con figure in rilievo stuccate con polvere di alabastro, opera di due scultori, uno locale e uno italiano (1470 circa). Notevole anche l’esuberante barocco churrigueresco del retablo dell’altare maggiore realizzato dal valenciano Vicent Dolç (1657-1677), che contrasta con la nudità gotica della pietra. Nel 1739 l’intera pala è stata ricoperta con foglia d'oro: le donne che vi s’inginocchiavano, chissà cosa pensavano di tanto sfolgorio.

Al centro storico si accede attraverso sei porte aperte nella cinta muraria, difesa da quattordici torri. Le mura, lunghe due chilometri e mezzo, furono edificate in gran parte tra il 1358 e il 1465 sulla base delle preesistenti mura arabe dell’XI secolo. Si può entrare nel borgo dal Portal de Sant Miquel o dal Portal de Sant Mateu, i più monumentali. Se entriamo invece dal Portal dels Estudis, vediamo subito in Plaza dels Estudis degli esempi della tipica casa di Morella, generalmente a quattro piani, con la facciata intonacata di bianco e abbellita da balconcini in ferro battuto, spesso adorni di fiori e decorati nella parte inferiore con azulejos, per la gioia degli occhi di chi guarda in su. Questa tipologia è ancor meglio visibile nella via principale Blasco d’Alagó, dove oltre ai balconcini spiccano i bovindi in legno. 

La fortezza di Morella

Morella non esaurisce qui le sue bellezze. Ci sono ancora il chiostro gotico del convento di San Francesco; il Municipio del XIV e XV secolo; architetture civili come il palazzetto del Cardinale Ram (secolo XVI) alla fine della via Blasco d’Alagó, la Casa de la Cofradía de Labradores (secolo XVII), la Casa de los Estudios, la Casa Ciurana nella Calle Sant Nicolau, e altre ancora da scoprire nella Calle de la Mare de Déu, magari dopo aver assaggiato in una panetteria i flaons de Morella, il dolce locale fatto con zucchero, fiocchi di latte di capra e mandorle.

Abbiamo passato la notte all’Hotel Rey Don Jaime, in una stanza con vista sulla montagna addobbata con tessuti tradizionali. La mattina dopo siamo andati a cercare questi tessuti. Il laboratorio artigianale si trova nel borgo antico. Dal 1846 produce la manta morellana, la coperta che si usava anche per vestirsi e addobbarsi per la Feria. «Per un metro di tessuto servono otto ore», ci dice il gentile proprietario mentre aziona con le mani e con i piedi un telaio vecchio di 120 anni. Qui prosegue una tradizione iniziata nel Medioevo, quando Morella era tutta una fabbrica tessile e commerciava i prodotti dei suoi telai con gli altri Paesi mediterranei, in particolare con l’Italia.

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