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Un piccolo Eden profumato di sambuco: l'editoriale del numero di agosto settembre di Borghi Magazine

Un piccolo Eden profumato di sambuco: l'editoriale del numero di agosto settembre di Borghi Magazine
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C’è una poesia così intimamente legata ai luoghi, da far diventare i luoghi stessi poesia. Quando si parla di borghi – che non sono l’oggetto specifico di un genere letterario, ma un “paesaggio della mente”, questo sì – è inevitabile cercare le parole giuste, non banali, per descriverli. I poeti non hanno cantato solo le città e le metropoli: alcuni di loro – non pochi – si sono rintanati in piccoli villaggi o in paesi-mondo, dove la loro voce trovava modo di farsi più intensamente lirica. Il londinese John Berger, scomparso lo scorso anno, viveva tra stalle e fienili a Quincy, un borgo di ottant’anime nell’Alta Savoia francese. W. H. Auden è sepolto all’ombra della chiesetta bianca di Kirchstetten, un villaggio austriaco ai margini del Wienerwald. Italo Calvino riposa sotto un albero nel cimitero di Castiglione della Pescaia: sulla sua casa nella pineta di Roccamare vegliava – ricorda Pietro Citati – “come una cicogna”, perché scriveva in uno studiolo raggiungibile “da una scala pericolosissima, come un pollaio aereo o una colombaia”.

Quindici anni fa, nella nostra introduzione alla prima edizione della guida «I borghi più belli d’Italia», ricordavamo Goffredo Parise, che a un certo punto della sua vita lasciò Roma per una casetta, “un piccolo Eden profumato di sambuco”, nella provincia veneta. Erano gli anni Settanta: oggi Ponte di Piave è circondata dai capannoni, dai condomini e dalle “villette geometrili” (l’espressione è di Gianni Celati) del disordine edilizio italiano. Ma per il solo fatto di custodire la casa di Parise, è un luogo della poesia.  Come lo è, sempre nella Marca Trevigiana, Pieve di Soligo: il paese ha nutrito la lirica di Andrea Zanzotto, che nel paesaggio collinare delle vigne del Prosecco ha trovato la sua «tastiera dei legni, delle essenze vegetali».

Vi abbiamo poi portato, in questo numero dedicato ai borghi della poesia, a Tursi, un piccolo centro del Materano dove, usando il dialetto locale, Albino Pierro ha fatto fiorire la sua lirica, intrisa di natura e primitivismo, di ricordi ancestrali, di meridionalità e magia. Tornando al Nord, abbiamo visitato ad Agliè, nel Canavese, la dimora estiva di Guido Gozzano con il salotto di Nonna Speranza, pieno - secondo il décor borghese dell’epoca - di tante «buone cose di pessimo gusto» («… Venezia ritratta a musaici, gli acquerelli un po’ scialbi, / le stampe, i cofani, gli albi dipinti d’anemoni arcaici …»). Infine, l’emiliana Correggio, presente in tutta l’opera di Pier Vittorio Tondelli, scrittore di culto della generazione degli anni Ottanta.

Certo, il rapporto tra borghi e poesia non si esaurisce qui. Per restare solo all’interno dei «Borghi più belli d’Italia», ricordiamo le presenze di Giovanni Pascoli a Barga (Lucca), di Tommaso Landolfi a Pico (Frosinone), di Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera (Brescia), di Giovanni Petrarca ad Arquà Petrarca (Padova), di Mary e Percy Shelley a Lerici (La Spezia), del poeta vittoriano Robert Browning a Asolo (Treviso). Queste “corrispondenze” sono solo le prime che ci vengono in mente. Un’altra corrispondenza di amorosi sensi è quella con la Sicilia: i lettori ci hanno chiesto di conoscere quali sono i 19 borghi siciliani certificati tra «i più belli d’Italia»; li abbiamo messi in sequenza immaginando un itinerario da est a ovest, in senso antiorario a partire da Messina.

Oltre al romantico villaggio tedesco di Meersburg e alle recenti trasformazioni del quartiere di Amsterdam Noord nella città olandese, vi segnaliamo infine due servizi, dedicati entrambi alle minoranze culturali: quella di chi, nel nostro Paese, parla una lingua diversa dall’italiano, e quella dei popoli indigeni nel mondo, cancellati dalle logiche economiche ma più vicini di tutti allo spirito della terra.

Buona lettura, ci rivediamo a ottobre.

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